Sanofi e Celgene fanno shopping nel settore farmaceutico spendendo complessivamente piu’ di 20 miliardi di dollari, ovvero la meta’ delle fusioni e acquisizioni realizzate nelle biotecnologie nel 2017. Acquisti che fanno schizzare ai massimi dal 2010 il volume delle operazioni nel settore, per un totale dall’inizio dell’anno di oltre 27 miliardi di dollari. E che lasciano intravedere un 2018 record grazie anche alla riforma delle tasse americana, che sembra destinata a stuzzicare l’appetito per le fusioni ‘sbloccando’ potenzialmente 160 miliardi di dollari parcheggiati all’estero da Big Pharma. Sanofi stacca un assegno da 11,6 miliardi di dollari per l’americana Bioverativ, specializzata in emofilia e nata dallo spin-off di Biogen. Per il colosso francese si tratta della maggiore acquisizione da sette anni e di una ‘rivincita’ rispetto alle delusioni degli ultimi due anni. Sanofi si e’ infatti vista sfuggire nel 2016 Medivation, acquistata da Pfizer. Nel 2017 e’ stata invece la volta di Actelion, finita nelle mani di Johnson & Johnson. Sanofi scommette su Bioverativ, che avanza in BOrsa di oltre il 61%, nonostante i profondi cambiamenti in atto sul mercato da 10 miliardi di dollari dell’emofilia con l’ingresso del nuovo farmaco Roche e il crescente potenziale delle terapia genetica. Celgene punta invece sui trattamenti contro il cancro e acquista Juno Therapeutics, con la quale e’ legata da anni: nel 2015 hanno le due societa’ hanno collaborato per ricerche sul trattamento del cancro e Celgene e’ il maggior azionista di Juno con una quota del 10%. Per Celgene si tratta della seconda importante acquisizione in poche settimane: all’inizio dell’anno ha infatti annunciato quella di Impact Biomedicines per 7 miliardi di dollari. L’annuncio mette le ali ai titoli Juno, chiudono in rialzo del 26,82%. Le operazioni di Sanofi e Celgene ”sono segnali positivi per l’attivita’ di fusioni e acquisizioni nelle biotecnolgie nel 2018” affermano gli analisti, constatando come l’avvio del 2018 e’ stato particolarmente attivo per il settore che ha registrato anche l’offerta da 3,2 miliardi di dollari di Novo Nordisk per Ablynx e l’acquisto per 627 milioni di dollari di Takeda Pharamaceutical per TiGenix. Il risiko nel settore – aggiungono gli analisti – potrebbe continuare con i colossi farmaceutici a caccia di nuovi motori di crescita dopo un 2017 deludente. Proprio Sanofi, secondo alcuni osservatori, potrebbe esserne la protagonista: dopo aver segnalato che di avere a disposizione volendo 20 miliardi di euro per possibili accordi, il colosso ne ha finora spesi 11 di miliardi. La quota restante potrebbe essere spesa per mettere le mani sulle divisioni di prodotti per la salute dei consumatori di Pfizer o Merck.

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