giovedì, 28 Marzo , 24

Melanoma metastatico, più di un paziente uno su due guarisce con immunoterapia subito

Al Congresso Europeo di Oncologia Medica di Parigi Paolo Ascierto presenta i sorprendenti risultati dello studio internazionale coordinato dal Pascale di Napoli, denominato Secombit

Trattare i pazienti prima con l’immunoterapia e poi con la target terapia si è dimostrata la strategia migliore per guarire dal melanoma metastatico. All’Esmo di Parigi la vetrina internazionale in Europa per chi fa dell’oncologia la sua missione di vita, sono stati presentati gli ultimi dati di uno studio denominato Secombit coordinato da Paolo Ascierto e, quindi, dall’Istituto dei tumori di Napoli Pascale, che a quattro anni dalla sua prima sperimentazione dimostra di raggiungere la migliore sopravvivenza globale pari al 63% e una sopravvivenza libera da malattia pari al 55%.

“Lo studio Secombit ha l’obiettivo di individuare la giusta sequenza di terapie nelle persone con melanoma metastatico che presentano la mutazione del gene Braf – spiega Ascierto, direttore del Dipartimento di Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto dei tumori di Napoli – Il trial sperimenta tre opzioni per individuare la sequenza migliore. La prima è la combinazione di terapie target per proseguire con la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, dopo progressione di malattia. La seconda opzione è la duplice immunoterapia per proseguire con la combinazione di target therapy dopo progressione. Infine il cosiddetto ‘sandwitch arm’, cioè la sequenza di terapie target e della combinazione delle due immunoterapie e, solo in caso di progressione, la prosecuzione con terapie target. La seconda opzione, che prevede l’avvio con la combinazione di immunoterapie, consente di raggiungere la migliore sopravvivenza globale a 4 anni, pari al 63%, rispetto all’avvio con la terapia target, 46%, o con la terza opzione, 59%. I dati preliminari indicano una sopravvivenza libera da progressione totale pari al 55%, iniziando con la combinazione di nivolumab e ipilimumab rispetto al 29% con la terapia a bersaglio molecolare e al 54% con la terza opzione. La scelta dell’immunoterapia prima della terapia target è quindi sostenuta da questi dati”, sottolinea Ascierto.

Per portare avanti questo studio sono state arruolate 209 persone di 30 centri in 10 nazioni europee. Il Pascale ha coinvolto più pazienti, circa 40. Lo studio Secombit ha inoltre dimostrato per la prima volta che pazienti con un elevato Ldh, l’enzima che correla il carico di malattia, o che avevano molte metastasi, ha un andamento migliore nella seconda e terza opzione terapeutica. “Nell’analisi dei biomarcatori – continua Ascierto – sono stati osservati una correlazione tra Tmb (Tumour mutational burder) elevato, la mutazione nel gene Jak e i bassi livelli della citochina interferone gamma con la sopravvivenza”.

Secombit, ma non solo. Il gruppo di ricercatori di Ascierto, prima firma Domenico Mallardo, ha presentato a Parigi un interessante studio i cui protagonisti sono due proteine, Marco e Oas1. Lo studio è stato condotto su 23 pazienti con melanoma avanzato. Queste due proteine, che attivano il sistema immunitario, potrebbero verificare in anticipo quali pazienti rispondono all’immunoterapia. “Benché lo studio necessiti ancora di indagini, i pazienti che abbiamo arruolato – spiega Mallardo – hanno dimostrato cambiamenti sorprendenti nei gruppi responder e non responder, per cui siamo molto fiduciosi”.

Presente all’Esmo di Parigi il direttore scientifico del Pascale, Alfredo Budillon. “L’Istituto dei tumori di Napoli si conferma un punto di riferimento internazionale per la cura  e la ricerca sul melanoma – afferma – Il Secombit è uno studio accademico no-profit internazionale concepito e coordinato dal Pascale e l’Istituto – conclude Budillon – continuerà a promuovere con grande impegno questo tipo di studi indipendenti con la loro componente traslazionale con analisi su biomarcatori come quelli presentati all’Esmo dal gruppo di Ascierto”.

Trattare i pazienti prima con l’immunoterapia e poi con la target terapia si è dimostrata la strategia migliore per guarire dal melanoma metastatico. All’Esmo di Parigi la vetrina internazionale in Europa per chi fa dell’oncologia la sua missione di vita, sono stati presentati gli ultimi dati di uno studio denominato Secombit coordinato da Paolo Ascierto e, quindi, dall’Istituto dei tumori di Napoli Pascale, che a quattro anni dalla sua prima sperimentazione dimostra di raggiungere la migliore sopravvivenza globale pari al 63% e una sopravvivenza libera da malattia pari al 55%.

“Lo studio Secombit ha l’obiettivo di individuare la giusta sequenza di terapie nelle persone con melanoma metastatico che presentano la mutazione del gene Braf – spiega Ascierto, direttore del Dipartimento di Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto dei tumori di Napoli – Il trial sperimenta tre opzioni per individuare la sequenza migliore. La prima è la combinazione di terapie target per proseguire con la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, dopo progressione di malattia. La seconda opzione è la duplice immunoterapia per proseguire con la combinazione di target therapy dopo progressione. Infine il cosiddetto ‘sandwitch arm’, cioè la sequenza di terapie target e della combinazione delle due immunoterapie e, solo in caso di progressione, la prosecuzione con terapie target. La seconda opzione, che prevede l’avvio con la combinazione di immunoterapie, consente di raggiungere la migliore sopravvivenza globale a 4 anni, pari al 63%, rispetto all’avvio con la terapia target, 46%, o con la terza opzione, 59%. I dati preliminari indicano una sopravvivenza libera da progressione totale pari al 55%, iniziando con la combinazione di nivolumab e ipilimumab rispetto al 29% con la terapia a bersaglio molecolare e al 54% con la terza opzione. La scelta dell’immunoterapia prima della terapia target è quindi sostenuta da questi dati”, sottolinea Ascierto.

Per portare avanti questo studio sono state arruolate 209 persone di 30 centri in 10 nazioni europee. Il Pascale ha coinvolto più pazienti, circa 40. Lo studio Secombit ha inoltre dimostrato per la prima volta che pazienti con un elevato Ldh, l’enzima che correla il carico di malattia, o che avevano molte metastasi, ha un andamento migliore nella seconda e terza opzione terapeutica. “Nell’analisi dei biomarcatori – continua Ascierto – sono stati osservati una correlazione tra Tmb (Tumour mutational burder) elevato, la mutazione nel gene Jak e i bassi livelli della citochina interferone gamma con la sopravvivenza”.

Secombit, ma non solo. Il gruppo di ricercatori di Ascierto, prima firma Domenico Mallardo, ha presentato a Parigi un interessante studio i cui protagonisti sono due proteine, Marco e Oas1. Lo studio è stato condotto su 23 pazienti con melanoma avanzato. Queste due proteine, che attivano il sistema immunitario, potrebbero verificare in anticipo quali pazienti rispondono all’immunoterapia. “Benché lo studio necessiti ancora di indagini, i pazienti che abbiamo arruolato – spiega Mallardo – hanno dimostrato cambiamenti sorprendenti nei gruppi responder e non responder, per cui siamo molto fiduciosi”.

Presente all’Esmo di Parigi il direttore scientifico del Pascale, Alfredo Budillon. “L’Istituto dei tumori di Napoli si conferma un punto di riferimento internazionale per la cura  e la ricerca sul melanoma – afferma – Il Secombit è uno studio accademico no-profit internazionale concepito e coordinato dal Pascale e l’Istituto – conclude Budillon – continuerà a promuovere con grande impegno questo tipo di studi indipendenti con la loro componente traslazionale con analisi su biomarcatori come quelli presentati all’Esmo dal gruppo di Ascierto”.

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