domenica, 23 Giugno , 24

Esperti Cegas, Ssn in equilibrio finanziario ma peggiora divario Nord-Sud in qualità servizi e risultati

Dopo anni di ‘austerity’, di politiche di contenimento della spesa, di Regioni con i conti in rosso impegnate in duri piani di rientro, la sanità pubblica italiana è in sostanziale equilibrio finanziario, a livello nazionale e nella maggior parte dei suoi sistemi regionali. Il 2016 registra un avanzo contabile pari a 329 milioni di euro (contabilizzando le risorse raccolte con le imposte addizionali regionali). Ma cosa si nasconde dietro questi numeri? Un “allarmante e permanente divario tra Nord e Sud del Paese in tema di salute della popolazione”.

A segnalarlo è il rapporto Oasi 2017 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano), curato da Cergas-Sda Bocconi e presentato oggi a Milano in occasione di un convegno organizzato in ateneo grazie al contributo di Bayer e Bristol-Myers Squibb. Un dato, su tutti, fotografa il gap ed è la speranza di vita in buona salute. Dai 70 anni di Bolzano ai 50 della Calabria ‘ballano’ 20 anni.

 

La forbice fra i due estremi è enorme, ma in generale il divario Nord-Sud spezza a metà il Paese: la speranza di vita media in buona salute è di quasi 60 anni al Nord e di 56 al Sud, si spiega nel report che dal 2000 monitora i cambiamenti in atto nelle politiche sanitarie e nel management delle aziende sanitarie pubbliche e private. Anche l’auto-percezione del proprio stato di salute da parte dei malati cronici suona lo stesso campanello d’allarme: al Nord il 49,6% dei cronici si percepisce in buona salute, al Sud la percentuale scende al 36,6%.

“Se migliora la convergenza all’equilibrio finanziario tra tutte le regioni – spiegano nell’introduzione al rapporto 2017, Francesco Longo e Alberto Ricci del Cergas – peggiora il differenziale Nord-Sud dal punto di vista quali-quantitativo dei servizi e dei risultati raggiunti”.

E “pur in un periodo di crisi economica, che scoraggia gli spostamenti, cresce l’incidenza relativa della mobilità sanitaria dal Sud al Nord”, continuano Longo e Ricci. Almeno fino al 2016, il trend delle fughe di malati verso cure fuori dai confini della propria regione d’appartenenza non mostrava segni di inversione: la quota di ricoveri acuti in regime ordinario erogati in mobilità extraregionale è salita dal 7,4% del 2010 all’8,2% del 2016; per quanto riguarda i ricoveri ordinari per riabilitazione, invece, la mobilità passa dal 14,7% al 16,3%.

Altro specchio dell’Italia a due velocità: i tassi di copertura dei bisogni di ‘Long term care’, pur contenuti al Nord, tendono a zero nelle regioni centro-meridionali, si legge nella sintesi del rapporto. E “ad aggravare questa iniquità geografica”, anche la spesa sanitaria privata delle famiglie appare sbilanciata: la Lombardia, con 752 euro per abitante, registra valori più che doppi rispetto alla Campania, con 303 euro.

“Nessuno può negare – scrivono Elio Borgonovi e Rosanna Tarricone del Cergas nella prefazione al rapporto Oasi – che il Ssn italiano garantisca servizi essenziali anche alle fasce di popolazione più fragili”, ma ancora “sono evidenti le differenze tra le diverse regioni e anche tra i diversi gruppi sociali”. E’ un nodo da affrontare, conclude Tarricone, dopo gli sforzi degli ultimi anni focalizzati più sull’obiettivo di “colmare il disavanzo economico”.

Dopo anni di ‘austerity’, di politiche di contenimento della spesa, di Regioni con i conti in rosso impegnate in duri piani di rientro, la sanità pubblica italiana è in sostanziale equilibrio finanziario, a livello nazionale e nella maggior parte dei suoi sistemi regionali. Il 2016 registra un avanzo contabile pari a 329 milioni di euro (contabilizzando le risorse raccolte con le imposte addizionali regionali). Ma cosa si nasconde dietro questi numeri? Un “allarmante e permanente divario tra Nord e Sud del Paese in tema di salute della popolazione”.

A segnalarlo è il rapporto Oasi 2017 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano), curato da Cergas-Sda Bocconi e presentato oggi a Milano in occasione di un convegno organizzato in ateneo grazie al contributo di Bayer e Bristol-Myers Squibb. Un dato, su tutti, fotografa il gap ed è la speranza di vita in buona salute. Dai 70 anni di Bolzano ai 50 della Calabria ‘ballano’ 20 anni.

 

La forbice fra i due estremi è enorme, ma in generale il divario Nord-Sud spezza a metà il Paese: la speranza di vita media in buona salute è di quasi 60 anni al Nord e di 56 al Sud, si spiega nel report che dal 2000 monitora i cambiamenti in atto nelle politiche sanitarie e nel management delle aziende sanitarie pubbliche e private. Anche l’auto-percezione del proprio stato di salute da parte dei malati cronici suona lo stesso campanello d’allarme: al Nord il 49,6% dei cronici si percepisce in buona salute, al Sud la percentuale scende al 36,6%.

“Se migliora la convergenza all’equilibrio finanziario tra tutte le regioni – spiegano nell’introduzione al rapporto 2017, Francesco Longo e Alberto Ricci del Cergas – peggiora il differenziale Nord-Sud dal punto di vista quali-quantitativo dei servizi e dei risultati raggiunti”.

E “pur in un periodo di crisi economica, che scoraggia gli spostamenti, cresce l’incidenza relativa della mobilità sanitaria dal Sud al Nord”, continuano Longo e Ricci. Almeno fino al 2016, il trend delle fughe di malati verso cure fuori dai confini della propria regione d’appartenenza non mostrava segni di inversione: la quota di ricoveri acuti in regime ordinario erogati in mobilità extraregionale è salita dal 7,4% del 2010 all’8,2% del 2016; per quanto riguarda i ricoveri ordinari per riabilitazione, invece, la mobilità passa dal 14,7% al 16,3%.

Altro specchio dell’Italia a due velocità: i tassi di copertura dei bisogni di ‘Long term care’, pur contenuti al Nord, tendono a zero nelle regioni centro-meridionali, si legge nella sintesi del rapporto. E “ad aggravare questa iniquità geografica”, anche la spesa sanitaria privata delle famiglie appare sbilanciata: la Lombardia, con 752 euro per abitante, registra valori più che doppi rispetto alla Campania, con 303 euro.

“Nessuno può negare – scrivono Elio Borgonovi e Rosanna Tarricone del Cergas nella prefazione al rapporto Oasi – che il Ssn italiano garantisca servizi essenziali anche alle fasce di popolazione più fragili”, ma ancora “sono evidenti le differenze tra le diverse regioni e anche tra i diversi gruppi sociali”. E’ un nodo da affrontare, conclude Tarricone, dopo gli sforzi degli ultimi anni focalizzati più sull’obiettivo di “colmare il disavanzo economico”.

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