domenica, 10 Dicembre , 23

Bambini e aspetto fisico: come sostenerli e rafforzarne l’autostima

Come affrontare con i bambini il tema dell’aspetto corporeo? Benché spesso sia meglio eludere l’argomento, per evitare il rafforzarsi di un’attenzione eccessiva all’esteriorità, già indotta dall’imperante società dell’immagine, talvolta i risvolti legati alla salute impongono di parlarne ai bambini. Questo avviene nel caso in cui vi sia notevole sovrappeso, la necessità di indossare occhiali, apparecchi e protesi.
“Già a partire dai cinque anni, i bambini si accorgono se esistono delle differenze fisiche con gli altri”, spiega Gianluca Castelnuovo, professore di psicologia clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ricercatore dell’Istituto Auxologico Italiano. L’eccessiva attenzione al corpo, tipica della nostra società dell’immagine,  porta a risultati allarmanti. “Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti evidenziano che oltre il 50% delle ragazze di 13 anni è insoddisfatta del proprio aspetto”.
Dunque, in che modo i genitori possono proteggere la salute dei propri figli senza metterne in discussione l’autostima? “Innanzitutto, bisogna sapere che l’iperprotezione, per quanto sia una tendenza naturale, toglie al bambino la possibilità di affrontare la realtà e gestirne gli aspetti piu’ complessi”, risponde il professore. La prima “regola”, dunque, è non sostituirsi ai propri figli, ma fornirgli gli strumenti per misurarsi con i compagni.

Il primo “strumento” da fornire ai figli è la consapevolezza che l’attenzione sulla differenza fisica non dura nel tempo. “I bambini che non posseggono ancora le finezze di linguaggio degli adulti, sono molto piu’ diretti nel loro bisogno di osservare e conoscere, ma a poco a poco quello che dista dalla norma viene assorbito”.  Chiaramente, il bambino deve essere supportato nelle interazioni, ma gli deve anche essere permesso di sperimentare e gestire le frustrazioni in prima persona. “Spiegare che la curiosità dei coetanei è normale sposta il fuoco dalla differenza fisica ed è il primo passo per andare oltre le apparenze”.

A questo punto, attenzione alle parole. “Molto spesso, i genitori e gli educatori fanno coincidere una definizione medica con l’immagine del proprio figlio. Vale l’esempio dei bambini iperattivi che rischiano di essere incasellati nel loro tipo di comportamento”, prosegue Castelnuovo che invita, invece, a valorizzare le ricchezze della personalità e gli interessi del bambino: la generosità, la simpatia, la curiosità, la passione per uno sport e via dicendo. Lo stesso vale per le “etichette”. “Invece di usare termini come “basso” o “grasso”, è meglio spiegare che una certa condizione fisica richiede che promuovono la salute da fare scelte in famiglia. “Quindi, invece di considerare un problema di salute come qualcosa di definitivo e immutabile, deve essere presentato a bambini e ai ragazzi come una condizione su cui è possibile intervenire con le proprie decisioni”.

I genitori,  hanno una grandissima forza nella creazione delle motivazioni dei loro figli e, dunque, per quanto concentrati sul problema di salute, devono ricordare che è una tappa nel ciclo di crescita che contribuisce a costruire resilienza. “Mi capita spesso di vedere nell’ultima visita al termine di un percorso di cura ragazzi capaci di fare scelte autonome e ragionate e genitori in grado di sostenerli, lasciando loro la giusta libertà”

I bambini, infine, imparano anche dal non verbale: “Sono eccezionalmente sensibili al linguaggio del corpo, quindi sorridergli, guardarli e abbracciarli sono tutti modi per dare loro supporto e fargli sentire che valgono”, spiega Castelnuovo.

Ascoltare e prestare attenzione ai segnali subliminali è altrettanto importante. “Tendenzialmente, i bambini non comunicano in modo “ufficiale”. Se il disegno è un modo per esprimere gli stati d’animo, c’è anche tutto un ventaglio di comportamenti – come non mangiare, litigare, non andare bene a scuola o avere difficoltà a dormire – che esprimono un disagio”. Quando un genitore se ne accorge, dovrebbe lanciare messaggio-salvagente con una frase tipo: “Se avessi bisogno di qualcosa, sappi che la mamma e papà ci sono sempre”.

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Come affrontare con i bambini il tema dell’aspetto corporeo? Benché spesso sia meglio eludere l’argomento, per evitare il rafforzarsi di un’attenzione eccessiva all’esteriorità, già indotta dall’imperante società dell’immagine, talvolta i risvolti legati alla salute impongono di parlarne ai bambini. Questo avviene nel caso in cui vi sia notevole sovrappeso, la necessità di indossare occhiali, apparecchi e protesi.
“Già a partire dai cinque anni, i bambini si accorgono se esistono delle differenze fisiche con gli altri”, spiega Gianluca Castelnuovo, professore di psicologia clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ricercatore dell’Istituto Auxologico Italiano. L’eccessiva attenzione al corpo, tipica della nostra società dell’immagine,  porta a risultati allarmanti. “Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti evidenziano che oltre il 50% delle ragazze di 13 anni è insoddisfatta del proprio aspetto”.
Dunque, in che modo i genitori possono proteggere la salute dei propri figli senza metterne in discussione l’autostima? “Innanzitutto, bisogna sapere che l’iperprotezione, per quanto sia una tendenza naturale, toglie al bambino la possibilità di affrontare la realtà e gestirne gli aspetti piu’ complessi”, risponde il professore. La prima “regola”, dunque, è non sostituirsi ai propri figli, ma fornirgli gli strumenti per misurarsi con i compagni.

Il primo “strumento” da fornire ai figli è la consapevolezza che l’attenzione sulla differenza fisica non dura nel tempo. “I bambini che non posseggono ancora le finezze di linguaggio degli adulti, sono molto piu’ diretti nel loro bisogno di osservare e conoscere, ma a poco a poco quello che dista dalla norma viene assorbito”.  Chiaramente, il bambino deve essere supportato nelle interazioni, ma gli deve anche essere permesso di sperimentare e gestire le frustrazioni in prima persona. “Spiegare che la curiosità dei coetanei è normale sposta il fuoco dalla differenza fisica ed è il primo passo per andare oltre le apparenze”.

A questo punto, attenzione alle parole. “Molto spesso, i genitori e gli educatori fanno coincidere una definizione medica con l’immagine del proprio figlio. Vale l’esempio dei bambini iperattivi che rischiano di essere incasellati nel loro tipo di comportamento”, prosegue Castelnuovo che invita, invece, a valorizzare le ricchezze della personalità e gli interessi del bambino: la generosità, la simpatia, la curiosità, la passione per uno sport e via dicendo. Lo stesso vale per le “etichette”. “Invece di usare termini come “basso” o “grasso”, è meglio spiegare che una certa condizione fisica richiede che promuovono la salute da fare scelte in famiglia. “Quindi, invece di considerare un problema di salute come qualcosa di definitivo e immutabile, deve essere presentato a bambini e ai ragazzi come una condizione su cui è possibile intervenire con le proprie decisioni”.

I genitori,  hanno una grandissima forza nella creazione delle motivazioni dei loro figli e, dunque, per quanto concentrati sul problema di salute, devono ricordare che è una tappa nel ciclo di crescita che contribuisce a costruire resilienza. “Mi capita spesso di vedere nell’ultima visita al termine di un percorso di cura ragazzi capaci di fare scelte autonome e ragionate e genitori in grado di sostenerli, lasciando loro la giusta libertà”

I bambini, infine, imparano anche dal non verbale: “Sono eccezionalmente sensibili al linguaggio del corpo, quindi sorridergli, guardarli e abbracciarli sono tutti modi per dare loro supporto e fargli sentire che valgono”, spiega Castelnuovo.

Ascoltare e prestare attenzione ai segnali subliminali è altrettanto importante. “Tendenzialmente, i bambini non comunicano in modo “ufficiale”. Se il disegno è un modo per esprimere gli stati d’animo, c’è anche tutto un ventaglio di comportamenti – come non mangiare, litigare, non andare bene a scuola o avere difficoltà a dormire – che esprimono un disagio”. Quando un genitore se ne accorge, dovrebbe lanciare messaggio-salvagente con una frase tipo: “Se avessi bisogno di qualcosa, sappi che la mamma e papà ci sono sempre”.

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