Mario Caiazzo

Secondo gli inquirenti, il rapporto tra gli imprenditori della Kuadra e il clan Lo Russo di Miano, inizia a essere imbastito nel 2004. La circostanza, oltre alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e alle indagini degli investigatori, è supportata pure dal frutto delle operazioni di intelligence.

Carlo Lo Russo, capoclan ora pentito di Miano

In una conversazione svoltasi a bordo di una vettura e captata dalle forze dell’ordine, si parla dell’arresto di Massimo Alemagna avvenuto nel 2004 (l’imprenditore fu coinvolto in un’inchiesta su presunte tangenti, poi venne scarcerato e assolto da tutte le accuse).

All’interno della Toyota Yaris ci sono Rosario Baselice, indicato dal pentito Maurizio Ferraiuolo come appartenente al suo clan (operante nel centro storico napoletano) e la moglie di Baselice
(nipote di Massimo Alemagna).

“Quando arrestarono Massimo, lo zio Massimo (Alemagna, ndr), aveva due milioni di euro in una valigetta”, afferma Baselice. La moglie mostra assenso. Dopodiché il marito descrive il momento in cui Alemagna esce dal carcere: “Quando uscì lo andarono a prendere Antonio Festa (indicato dagli inquirenti come il ‘dirigente’, insieme a Giulio De Angioletti, del comparto Sanità del clan Lo Russo) e Riccardo (Lama, socio della Kuadra).

Zio Massimo (Alemagna) quando uscì dal carcere teneva una busta in mano, la lasciò cadere a terra e abbracciò Antonio Festa e Riccardo.

E tutti e tre si misero a piangere”. E’ bene sottolineare che al processo imbastito in seguito all’inchiesta su presunti appalti pilotati e su presunti rapporti tra clan e imprenditoria, Rosario Baselice è andato assolto. Antonio Festa, invece è stato condannato a otto anni di reclusione. Entrambi avevano scelto il rito abbreviato.