Carmela Rescigno ha ricevuto a novembre da Giorgia Meloni  la nomina a capo dipartimento nazionale Sanità di Fratelli di Italia. L’impegno politico, iniziato 16 anni fa come consigliere comunale di Camposano, si è affiancato alla professione di Medico Chirurgo, che tuttora esercita presso l’Ospedale di Cava dei Tirreni, e a quella di  docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Salerno. Salute a tutti le ha posto qualche domanda in vista del convegno organizzato da Anaao Assomed Italia lunedì prossimo presso il Cto di Napoli, incentrato sul tema della violenza contro gli operatori sanitari.

Dottoressa Rescigno, lei ha una lunga esperienza in campo medico e in particolare nel campo della chirurgia d’urgenza,  è stata componente del gruppo tecnico interregionale sull’emergenza sanitaria per la disposizione delle linee guida del 118: conosce bene il problema della violenza contro gli operatori sanitari.

Sì, come chirurgo d’urgenza ho lavorato in pima linea, conosco le problematiche. Ho anche subito personalmente un’aggressione al Pronto Soccorso a Nocera. Penso che sia un fenomeno da considerare al pari di una malattia, solo che noi curiamo il sintomo, non la malattia. Le aggressioni sono un sintomo del malfunzionamento della Sanità: il paziente non si sente difeso e quindi aggredisce l’operatore sanitario.

Quindi lei ritiene sia una reazione normale?

Non giustifico in nessun modo la violenza, ma trovo che il punto non sia intervenire sulla sicurezza degli operatori, che noi diamo per scontato. L’operatore deve essere tutelato, la messa in sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro, secondo le normative vigenti, è una responsabilità deI datore di lavoro. Il punto è che i pazienti diventano aggressivi perché il sistema non funziona.

Qual è la situazione tipo di un pronto soccorso campano o di una postazione del 118?

Il personale sanitario è stressato, a tutti i livelli. Logorato da turni massacranti dovuti alla carenza di personale, continua a pagare le conseguenze del blocco del turn over, dunque non viene mai rimpiazzato da nuova linfa, da giovani lavoratori. Quindi da un lato c’è la stanchezza dell’ operatore, costretto a lavorare in un sistema che non funziona, e dall’altra parte il paziente che non si sente sostenuto, avverte il mancato funzionamento del sistema e reagisce.

Dunque la responsabilità è del sistema che non riesce a garantire adeguata assistenza al cittadino?

Se per stabilire la salute di un popolo e la capacità di assistenza il metro è garantire le urgenze: lo facciamo, ma in affanno. Le reti delle emergenze territoriali non sono ben guidate dagli ospedali. Il 118 campano tuttora porta il paziente nell’ospedale più vicino anziché in quello più adatto al caso. Non dico che è una cosa da Paesi in via di sviluppo per non offendere i Paesi in via di sviluppo.

A chi o cosa è imputabile l’attuale stato della Sanità?

Se la Sanità è così scadente la responsabilità è della politica. Il clientelismo ha distrutto la Sanità. È l’Italia che va così, perciò i giovani scappano e non si vogliono nemmeno più formare qui. È tutto un sistema che è crollato, bisogna prenderne atto . Se i criteri su cui si basa la possibilità di avanzare nella carriera sono legati all’essere amico dell’amico dell’amico: qui funziona al contrario, bisogna avere il coraggio di dirlo. La meritocrazia non esiste, chi è capace è messo in condizioni di andare via.  La Sanità fa acqua da tutte le parti, è al collasso. Sono la prima a pensare di uscire dal pubblico e capisco perché i giovani laureati non vogliono lavorare in chirurgia d’urgenza.

Perché i giovani laureati non vogliono lavorare in chirurgia d’urgenza?

Se il sistema non garantisce la possibilità di avanzare, se è sempre più diffusa l’idea che la colpa sia sempre dei medici, se si viene pagati come un dermatologo. Con il dovuto rispetto, ma sono lavori diversi. È un sistema che va rivisto.

Intravede soluzioni?

Le soluzioni sono a monte, ma dubito si possa intervenire sul serio. Si dovrebbe rivedere tutto il sistema di attribuzione di nomine e management sanitario. La politica dovrebbe promuovere la meritocrazia. E non è una questione di Destra, Centro o Sinistra. Se cambiano i Governi e i problemi restano gli stessi vuol dire che il clientelismo è connaturato alla gestione del potere in questo Paese. Da ciò deriva tutto il resto. Se un paziente deve aspettare due giorni per un ricovero; se per fare i medici bisogna scavalcare quotidianamente ostacoli: siamo in sotto organico. Siamo tutti in burn out, non riusciamo a recuperare. Gli italiani sono incazzati a prescindere dal sistema sanitario, il problema è economico. Tolte le aggressioni di genere, in luoghi poco sicuri, dovute a chi non mette in sicurezza il personale sanitario, il resto delle violenze è purtroppo uno sfogo di tanto malessere sul primo malcapitato di turno.

 

 

 

 

 

CONDIVIDI