L’analisi è stata condotta dalle 20 dell’ 11 marzo alle 20 del 13: nell’arco di 48 ore sono stati campionati 2500 pc aziendali che sono rimasti connessi a Facebook per 3246 ore. Giorno e notte.  Il motore di ricerca Google è rimasto attivo per 2200 ore. E’ a seguito di questo monitoraggio che Antonietta Costantini, manager dell’Asl Na3Sud, non si è limitata a un generico ammonimento ma ha bloccato l’ accesso a lnternet ai suoi 4500 dipendenti. Niente più Facebook quindi, e calcio, food, gossip, mail, ricette. «I terminali dell’azienda devono essere utilizzati solo per fini lavorativi». Saranno garantiti permessi, con relativo accesso, solo per motivi di ricerca o studio. L’indagine è scattata in seguito al mandato emesso dalla manager all’unità di Gestione tecnica e ottimizzazione sistemi informatici, guidata dall’ingegnere Bruno Cavalcanti, di effettuare controlli sull’utilizzo dei pc aziendali, analizzando iflussi della rete. informazione.  “Al di là della “distrazione” in orari di lavoro” aggiuge Antonella Costantini “la nuova normativa sulla privacy ci impone di proteggere i nostri sistemi». Privacy o meno, la Costantini, che dal 2015 dirige l’azienda che si estende da Noia a Massa Lubrense, non è nuova a queste iniziative. Aveva già deciso la chiusura ai social negli uffici dell’Azienda Ospedaliera S. Anna e San Sebastiano di Caserta nel 2011 e nel 2010 quando era a capo dell’Asl di Frosinone. «Non è un blocco totale spiega la manager – se ci sono motivi di ricerca o studio forniamo degli accessi riservati. Ma anche per le fasce deboli come possono essere donne in gravidanza che hanno necessità di parlare con il proprio medico concediamo permessi speciali». Ma intanto lapolemica monta, manco a dirlo sui social. Nessuna circolare ne avviso tra gli uffici, ma la sorpresa di tanti dipendenti che come ogni mattina accedevano ai sistemi operativi dell’Asl ma davano un occhio anche al mondo social. «Nelle piccole come nelle grandi aziende c’è bisogno di un sistema di comunicazione diretta tra gli uffici” commenta Enzo Celotto della Cgil, “una linea intranet è indispensabile. La chiusura social non è contestabile, ma ora si faccia un passo in avanti».

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