Piccoli ‘robot chirurghi’ crescono. Intorno al 2006, quando in Italia le prime super macchine facevano il loro debutto in sala operatoria, sembrava incredibile che sotto il camice verde potessero esserci braccia meccaniche armate di bisturi e ferri chirurgici, seppur guidati da medici in carne e ossa dietro la consolle. Ma il futuro è già qui e oggi si prospetta una nuova rivoluzione. “L’orizzonte è vicino – avverte Angelo Maggioni, direttore della Divisione di chirurgia ginecologica dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano – entro il 2020 la chirurgia robotica cambierà volto e sia i medici che i pazienti devono esserne consapevoli. Stiamo entrando nell’era digitale della robotica in chirurgia”.

Gli scenari di questa “rivoluzione culturale” sono stati esplorati nell’ultimo congresso della Sergs (Società europea di chirurgia robotica ginecologica), organizzato a Milano in occasione del decennale della Società che riunisce i più autorevoli chirurgi ginecologi del Vecchio Continente. Cosa riserva il futuro lo spiega Maggioni, presidente del meeting: “Il robot non sarà più guidato in ogni movimento direttamente dal chirurgo alla consolle, come avviene oggi, ma replicherà fedelmente il percorso che quel chirurgo avrà impostato e studiato precedentemente”, illustra lo specialista. “In Ieo siamo stati i primi a usare il robot in chirurgia nel lontano 2006 e, ad oggi, siamo in Italia l’istituto con il maggior numero di pazienti trattati”.

Finora, riflette l’esperto, “la tecnologia robotica in ambito chirurgico ha avuto, purtroppo, un impatto limitato”. Ma le cose sono destinate a cambiare: “Migliaia di informazioni di anatomia, di tecnica chirurgica e di dati sulle diverse patologie verranno immessi nel sistema digitale che si interpone tra chirurgo e paziente per migliorare la ‘decision making’ per quel caso specifico. Una chirurgia sempre più precisa guidata dalla ‘augmented reality’. Una chirurgia che, sempre più supportata dall’intelligenza artificiale, porterà un equilibrio e un miglioramento nei risultati finali conseguiti dai singoli operatori”. Sarebbe un avanzamento importante, soprattutto nel campo dei tumori ginecologici. (segue)

(Red-Lus/AdnKronos)

ISSN 2465 – 1222 04-OTT-18 13:11

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