E’ conosciuto come ‘effetto Angelina Jolie’, l’attrice che si è sottoposta a mastectomia preventiva per combattere il rischio si sviluppare un tumore. La popolarità della Jolie ha accesso le luci sul tema ma spesso sulla gestione delle donne ad alto rischio genetico manca la corretta informazione non solo per le pazienti, ma anche per specialisti quali ginecologi, oncologi, medici di base. E’ questo l’obiettivo del corso dal titolo “Brca e tumore ovarico: sfide e opportunità”, in programma giovedì 27 settembre alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma.

“Si stima che circa il 7-8% dei tumori femminili della mammella e circa il 10% di quelli dell’ovaio presentino una situazione di predisposizione ereditaria, ma dagli ultimi dati emerge che le forme di carcinoma ovarico correlate ai geni Brca 1-2 siano stimate intorno al 30% – ricordano gli esperti del Gemelli – Pur rappresentando una minore percentuale di tutte le forme tumorali che interessano questi organi, si tratta tuttavia di patologie oncologiche che hanno un enorme impatto clinico e sociale”.

Secondo gli organizzatori “la gestione della donna ad alto rischio genetico rimane infatti ancora controversa e difficile, richiedendo un complesso percorso multidisciplinare. Inoltre – aggiungono – la presenza della mutazione implica non solo specifici programmi di prevenzione ma, con lo sviluppo di farmaci a target molecolare specifico, come gli inibitori di Parp, orienta verso la scelta di terapie mirate, per le pazienti affette da carcinoma ovarico e portatrici della mutazione”.

CONDIVIDI