Dalle ortopanoramiche alle radiografie, fino alle tac: di raggi x dal dentista si rischia di prenderne troppi e non sempre utili. Con la conseguenza di esporre i pazienti a una dose eccessiva di radiazioni dannose per la salute. E’ la preoccupazione degli esperti della Societa’ Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che, in occasione del ventesimo Congresso Nazionale che si chiude oggi a Rimini, invitano “a utilizzarli con cautela”. Raggi x per verificare la presenza di carie o per capire come fare un impianto dentale, spiega il presidente SIdP Mario Aimetti, “rappresentano uno strumento importante per la salute della bocca ma il nostro obiettivo e’ richiamare a un utilizzo appropriato, limitato ai casi in cui e’ necessario e sempre scegliendo il test meno ‘pesante’ dal punto di vista dell’esposizione a radiazioni”. Un’eccessiva e inappropriata esposizione, infatti, sottolinea Luca Landi, presidente eletto SIdP, “puo’ aumentare il rischio di malattie alla tiroide o di alcuni tumori”. Oltre a non esser sempre necessarie, inoltre, le radiazioni non sono tutte uguali. Fra i macchinari che emettono meno raggi e quelli che ne emettono di piu’, ci puo’ essere una differenza di emissioni fino a cento volte. Basta una Tac, infatti, per farci assorbire l’equivalente di circa la meta’ della dose di radiazioni derivanti da fonti naturali, come il gas radon, a cui siamo esposti in media nell’arco di un anno. Eppure sempre piu’ professionisti hanno a disposizione nuovi apparecchi per questo tipo di esame, ormai spesso utilizzato come screening su tutta la popolazione, incluso chi non ne avrebbe bisogno. Che il problema delle radiazioni sia concreto lo dimostra l’emanazione della direttiva europea Euratom per radioprotezione sui luoghi di lavoro e in ambito medico, che l’Italia avrebbe dovuto recepire, ma non lo ha fatto, entro il 6 febbraio scorso. Prendere le dovute precauzioni, pertanto, e’ d’obbligo. Ci sono diversi modi per diminuire l’esposizione dei pazienti alle radiazioni senza compromettere l’efficacia diagnostica. “Oltre a impiegare protezioni per le aree sensibili durante il test, come il collare o il camice piombato – aggiunge Landi – e’ importante anche ridurre al minimo l’area analizzata: un esame radiografico su tutto il cranio triplica la dose di raggi rispetto a un esame limitato a meta’ bocca, e per esempio in un bambino equivarrebbe a un’esposizione pari a quella che avremmo in dieci anni di radiazioni naturali”. L’appello degli esperti e’ quindi a non dimenticare l’imperativo medico “per prima cosa non nuocere”, che consiglia di privilegiare, a parita’ di efficacia, i trattamenti con meno controindicazioni. Le mini-radiografie per esempio, ovvero lastrine effettuate all’interno della bocca e che affiancate offrono la ricostruzione delle arcate, precisa Aimetti, “sono un ottimo test di screening di base e che comporta un’esposizione ai raggi molto bassa: la radiazione naturale di fondo a cui siamo esposti e’ di 8 microsievert al giorno, con quattro mini-rx endorali la dose aggiuntiva e’ di appena 5. Anche la ortopanoramica e’ abbastanza contenuta, mentre con la TAC puo’ arrivare fino a 1000-1400 microsievert”.
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