ll giudice del Lavoro del Tribunale di Napoli – dr.ssa Rosa Mole’-con ordinanza di rigetto, depositata ieri , riconoscendo la responsabilità dirigenziale in capo al dr. Pignatelli,ha respinto il ricorso ex.art. 700 c.p.c. presentato dallo stesso dr. Pignatelli il quale aveva richiesto al giudice la dichiarazione di illegittimita’ della deliberazione n1456/2018 con cui il Direttore Generale ASL NA1 CENTRO aveva revocato al medesimo l’incarico di Direttore della struttura complessa Chirurgia Vascolare PO Mare per i noti gravi fatti verificatesi la sera del 6 luglio u.s.dove è stato accertato, da piu commissioni di indagini ,che, in concomitanza della festa indetta dallo stesso Pignatelli , il reparto nei fatti e’ stato chiuso nella notte tra il 6/7 ed il  7/7.
Il giudice non ha ravvisato profili di illegittimità nella procedura di revoca dell’incarico di Direttore di struttura complessa al dr Pignatelli. Inoltre dalla ordinanza emerge che la prospettata carenza di personale infermieristico con cui si è giustificato il dr Pignatelli non può giustificare la chiusura del reparto e l’interruzione del servizio. Tale ordinanza è  importante in quanto vi è stato nei giorni scorsi il chiaro tentativo anche a mezzo degli organi di stampa del dr Pignatelli di confutare dati certi della vicenda  per distogliere l’opinione pubblica sulla gravità del suo comportamento .
 La vicenda che ha scandalizzato ed amareggiato in primis il cittadino trova quindi un primo punto fermo in un provvedimento giurisdizionale di primaria importanza che riconosce che il provvedimento amministrativo  di revoca dell’incarico è  legittimo anche a  salvaguardia prima di ogni cosa del diritto alla salute dei cittadini  e dell’immagine del Po Mare e dell’ASL e della intera Sanità della Regione Campana.La Direzione Generale informa inoltre che attualmente a carico del dr. PIGNATELLI, per gli stessi fatti, pende anche un procedimento disciplinare dinanzi la Commissione di disciplina ASL Na1 avendo,i fatti in questione, rilevanza sia sotto l’aspetto della responsabilità  disciplinare che quella dirigenziale in senso stretto come peraltro ribadito anche dal giudice del Lavoro nell’ordinanza di rigetto.
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