E’ possibile utilizzare per i trapianti anche reni di donatori con l’epatite C, curando preventivamente il ricevente con i nuovi farmaci contro il virus. L’ha dimostrato uno studio pilota su dieci casi pubblicato dagli Annals of Internal Medicine, secondo cui ad un anno dal trapianto non ci sono segni della malattia. I ricercatori della Johns Hopkins University hanno impiantato in dieci pazienti in attesa di un rene organi prelevati da donatori positivi al virus dell’epatite C (Hcv), di eta’ compresa tra 13 e 50 anni, in cui le analisi non avevano evidenziato danni all’organo. I riceventi hanno iniziato prima del trapianto le cure con i farmaci antiretrovirali piu’ adatti al ceppo del virus presente nell’organo, proseguite per tre mesi dopo l’intervento. In cinque dei soggetti studiati, riferiscono gli autori, non si e’ mai trovato il virus nel sangue, mentre negli altri le analisi hanno mostrato livelli molto bassi scomparsi durante il trattamento. Ad un anno dall’operazione tutti i reni funzionano bene. Solo negli Usa, spiegano i ricercatori, ogni anno 500 reni vengono scartati per l’infezione da Hcv. “In questo periodo in cui c’e’ una carenza di organi e’ difficile vederne uno scartato – spiega Christine Durand, uno degli autori -. Questa e’ un’ottima opportunita’ per utilizzare una risorsa trascurata per la salute pubblica”.

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