Si è sfiorata la tragedia, sabato sera, allo stadio San Paolo. Come riferisce Il Mattino, un uomo di 57 anni, poco prima dell’inizio della partita di campionato che la squadra partenopea ha disputato e vinto contro la Lazio, è stato colto da un infarto. In aiuto del 57enne sono prontamente intervenuti gli addetti alla sicurezza dello stadio e le squadre di servizio sanitario di Medicina Futura. Fondamentale il ruolo del defibrillatore, nei soccorsi prestati all’uomo da tre squadre di soccorritori, oltre al massaggio cardiaco effettuato dai sanitari: l’azione tempestiva e puntuale unita al possesso di adeguati strumenti e tecniche hanno salvato la vita dell’uomo, rianimato e trasportato al vicino ospedale San Paolo, dove è ancora sotto osservazione, ma le sue condizioni non sono critiche. Salute a tutti ha parlato di infarto con il dott. Ciro Mauro, direttore della struttura complessa di Cardiologia e capodipartimento del Dea.

Dott. Mauro, quali sono i sintomi che devono preoccupare e far pensare a un infarto in corso?

Ovviamente dolore al petto senso di oppressione, improvvisa comparsa di dispnea e fame d’aria. Generalmente chi è già affetto da cardiopatia ischemica riconosce questi sintomi, magari più forti dell’usuale, quindi capisce che è una problematica di maggiore rilevanza e lui stesso si reca in osservazione in ospedale. Il problema è per chi non sa di avere problemi e quindi sottovaluta i sintomi iniziali, probabilmente il 57enne colto da sindrome coronarica acuta allo stadio non ne aveva conoscenza, o forse è stata così repentina la comparsa dei sintomi, che non ha avuto il tempo di rendersene conto.

Cosa bisogna fare, qualora si presentassero tali sintomi?

La cosa più importante è il trasporto all’ospedale più vicino, anche perché attualmente è partita da Napoli e provincia la Rete dell’infarto, e quindi vi sono dei protocolli da osservare per guadagnare tempo, aspetto fondamentale perché più rapidamente si interviene con un’angioplastica e più tessuto si recupera, e quindi meno invalidi da un punto di vista cardiovascolare si aggireranno per il mondo.

Quanto è importante la prevenzione?

E’ tutto un discorso di prevenzione: il consiglio che si può dare è quello di avere un normale profilo pressorio, un normale profilo per quel che riguarda il colesterolo e correggere un indice fondamentale oggigiorno: il girovita nei maschi, a parte le abitudini al fumo che sono da condannare. La malattia coronarica in genere deriva dalla sommatoria di più fattori, quindi il medico di famiglia è importante nel gestire questi elementi di rischio, avviando i pazienti alla cardiologia come prevenzione primaria. Una buona prevenzione primaria, consiste nella correzione dei fattori di rischio. La prevenzione secondaria è invece quella che si attua in soggetti che hanno già avuto problemi coronarici.

E’ vero che il defibrillatore può essere determinante nel salvare vite?

Certo: un defibrillatore usato da chi ovviamente abbia le dovute competenze fa una grande differenza. Esistono corsi che abilitano all’uso del defibrillatore, che ha ridotto moltissimo le percentuali di morte ischemica. La cardiopatia ischemica è la più grande causa di morte nel mondo, però è anche quella di cui si è maggiormente abbattuto il tasso di mortalità. Noi viviamo nel falso mito della dieta mediterranea, che non è più applicata da noi: calcoliamo male i fattori di rischio, mangiamo male. Vi è grande diffusione di ipercolesterolemia, dovuta anche all’alimentazione di stampo americano, ai fast food. Napoli è una friggitoria a cielo aperto, le problematiche che ne derivano sono notevoli.

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