I camici bianchi dei 1.200 ambulatori di medicina generale della Fimmg del capoluogo campano hanno scelto, per il giorno di San Valentino,  di trasformare lo slogan della campagna regionale per la prevenzione ‘Io mi voglio bene’ in un ‘Io ti voglio bene’, “valorizzando quel rapporto medico paziente che troppo spesso viene messo a rischio dalle carenze del sistema sanitario pubblico”, si legge in una nota del sindacato. Abbiamo parlato dell’iniziativa con Pina Tommasielli, referente per il potenziamento e per la riorganizzazione della rete di assistenza territoriale all’interno del Nucleo di supporto alla Struttura commissariale.

 

Dottoressa Tommasielli, come nasce l’idea di modificare lo slogan per la prevenzione in Campania?

Nasce dal sindacato dei medici di medicina generale, siamo 540 medici iscritti a questo sindacato e dai nostri studi tutti i giorni dall’Asl convinciamo gli assistiti ad andare a fare screening del colon e retto per uomini e donne, e percorsi screening per mammella e cervice uterina per le donne.

È aumentata l’importanza della prevenzione in Campania?

La prevenzione è sempre importantissima, ma oggi più che mai lo è, visto che continuano i tagli ai finanziamenti in Campania. Solo grazie a una buona prevenzione regionale abbiamo possibilità: con il taglio delle risorse già scontavamo un ritardo nella vita media di tre anni, questo gap aumenterà . I percorsi screening prevedono la presa in carico del paziente da parte della rete territoriale e la possibilità  di prendere i tumori in fase molto iniziale. Siamo impegnati in trincea e se i media possono darci una mano, noi siamo fieri. 

Com’è il clima in Regione Campania, considerato che il commissariamento continuerà per l’undicesimo anno?

Il clima è quello della resistenza: a parte le formiche, scarafaggi e blatte, gli obiettivi sono stati raggiunti, il pareggio di bilancio e  i Lea che sono tutto sommato nella media, per il 2017 il punteggio era 153, è vero, ma nel 2018 i 160 punti li abbiamo raggiunti. È evidente che tenerci in questa condizione ancora significa continuare a tenerci in ginocchio rispetto al resto del Paese, e a questo punto è una manovra strumentale che va in direzione del regionalismo differenziato. La discriminazione è in atto da anni: il cittadino campano pesa di meno sulle casse dello Stato. L’erosione viene da lontano, accettiamo tutto ma sediamoci e parliamo di equa distribuzione delle risorse e diciamo che i dati parlano chiaro. Si è iniziato con i tagli di  Calderoli, per la storia che la Campania è giovane: i cittadini campani sono più giovani ma anche più ignoranti. E l’ignoranza è sempre correlata a una maggiore incidenza di malattie. Oggi i Cinque Stelle continuano a promuovere la sperequazione, 3-400 milioni di risorse in meno negli anni.

E questo stato di cose continua a favorire la migrazione sanitaria.

Certo, i tagli di fondi si ripercuotono sulla qualità con il blocco del turn over e sui tempi delle cure con il problema delle liste d’attesa, e la migrazione sanitaria non diminuisce. È venuto fuori per il San Raffaele di Milano che esistono convenzioni con Easy jet per le tariffe verso la Lombardia. Tutto questo permesso grazie ai fondi della Regione Campania.

Quindi l’arma della Campania è la prevenzione.

 Fare prevenzione, screening e vaccinazioni, tutelano lo stato di salute del cittadino. Ovviamente quando ci si ammala già il discorso è diverso, soprattutto quando il cancro viene scoperto in fase avanzata.  Questo coincide con gli obiettivi che i Dg devono raggiungere per uscire dal commissariamento e noi medici di famiglia abbiamo il dovere di sensibilizzare, informare, tutelare.

Dottoressa Tommasielli, vogliamo ricordare chi ha accesso agli screening gratuiti?

Per il tumore della mammella lo screening gratuito va dai 45 ai 70 anni, deve essere effettuato con cadenza biennale se non c’è familiarità, annuale in caso contrario. Per i tumori del colon de del retto, dai 50 fino ai 70 anni per uomini e donne. I cittadini sono invitati a rivolgersi ai medici famiglia che daranno le provette per il controllo del sangue nelle feci, il responso sarà inviato al medico a mezzo informatico e il cittadino verrà informato e inserito in un percorso protetto se la risposta dello screening è positiva. Per il cancro della cervice uterina si possono effettuare i pap test nei consultori dai 25 anni in poi.  Nessuno viene abbandonato, ma se non si fanno gli screening non possiamo sapere e giocare d’anticipo.

 

 

 

 

 

 

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