Nuovo esame del sangue per scoprire la presenza di ‘fegato grasso’ e se si è esposti al rischio di infarto. Si tratta del dosaggio della neurotensina (Nt), un peptide che facilita l’assorbimento dei grassi alimentari. Studi precedenti avevano già rilevato che elevati livelli di neurotensina si associano a un aumento del rischio cardiovascolare, del rischio di diabete di tipo 2 e di alcuni tipi di tumore. Ma una nuova ricerca presentata a Berlino al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), grazie a un travel grant della Società italiana di diabetologia (Sid), indica che un aumento dei livelli di Nt rivela la presenza non solo di steatosi epatica/steatoepatite (fegato grasso), ma anche di infiammazione del grasso addominale.

“Visto che non ci sono finora prove nell’uomo sul coinvolgimento della Nt nelle malattie da eccesso di grasso nel fegato – spiega Ilaria Barchetta, Università ‘La Sapienza’ di Roma – con questo studio abbiamo indagato la correlazione tra i livelli ematici di pro-Nt (il frammento della Nt dosabile nel sangue) e la presenza e severità di steatosi epatica/steatoepatite in una popolazione adulta; abbiamo inoltre esplorato quali siano i fattori associati ad aumento delle concentrazioni di pro-Nt nel sangue”.

Lo studio è stato effettuato su 320 soggetti, di entrambi i sessi ed età media di circa 50 anni, afferenti presso il Centro di diabetologia della Sapienza per eseguire valutazioni metaboliche. Nell’ambito della popolazione coinvolta, 60 soggetti sono stati sottoposti a chirurgia bariatrica, in quanto affetti da obesità patologica e, nel corso dell’intervento, sono state effettuate biopsie epatiche per la diagnosi di steatosi epatica; 40 di questi pazienti sono stati sottoposti anche a biopsia del grasso addominale per esplorare la presenza di infiammazione del tessuto adiposo. Nei 260 partecipanti allo studio che non avevano indicazione alla chirurgia bariatrica, la presenza di steatosi epatica è stata indagata mediante ecografia addominale. I livelli circolanti di pro-Nt sono stati dosati con metodo di chemioluminescenza, in collaborazione dell’Università svedese di Lund, che da tempo studia il ruolo di questa proteina in ambito cardiovascolare e oncologico.

“Il nostro studio ha dimostrato – riferisce Barchetta – che i livelli ematici di pro-Nt sono significativamente più alti nei pazienti affetti da steatosi epatica rispetto a quelli dei soggetti senza steatosi epatica. Inoltre, alte concentrazioni ematiche di pro-Nt si associano a una maggiore gravità della steatosi epatica ed al riscontro di steatoepatite alla biopsia del fegato”.

In conclusione, elevati livelli circolanti di pro-Nt permettono di identificare la presenza e la severità di malattie da accumulo epatico di grasso e inoltre si associano alla presenza di fenomeni infiammatori a carico del grasso addominale.

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