Messo a punto un nuovo test del sangue in grado di prevedere con maggiore precisione lo sviluppo della tubercolosi, fino a 2 anni prima della sua comparsa, nelle persone che convivono con chi ha una Tbc attiva. A darne notizia è una ricerca pubblicata online sull”American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine’, una rivista dell’American Thoracic Society.

Chi convive con un familiare con la tubercolosi attiva è più a rischio di sviluppare la malattia, ma solo circa il 5-20% delle persone infettate dalla Tbc sviluppa effettivamente la malattia. Non è attualmente disponibile un esame del sangue che preveda lo sviluppo della tubercolosi con certezza e con anni di anticipo. Nello studio i ricercatori di un consorzio di ricerca internazionale riferiscono di aver sviluppato e validato un esame del sangue che misura i livelli di espressione di quattro geni in grado di ottenere questo risultato, nei pazienti ad alto rischio nell’Africa sub-sahariana.

“Abbiamo scoperto che questo tipo di previsione” fino a 2 anni prima dell’inizio della malattia “è possibile attraverso misurazioni di una combinazione della ‘firma’ di quattro geni nel sangue”, spiega Gerhard Walzl, leader dello studio e immunologo della Stellenbosch University a Tygerberg, Sudafrica. “Questa firma, nota come RISK4, è stata rilevata in tutte le coorti dello studio, dal Sudafrica, dal Gambia e dall’Etiopia”. RISK4 è frutto di una combinazione di quattro geni associati a risposte infiammatorie.

Il lavoro ha arruolato 4.466 partecipanti allo studio sani e negativi, parenti di 1.098 persone con Tbc attiva. I campioni di sangue sono stati prelevati e conservati. Alla fine del periodo iniziale di studio, quando era evidente chi aveva sviluppato la tubercolosi e chi no, il team ha testato i campioni ‘a caccia’ della firma genetica.

“I singoli componenti di questa firma potrebbero non essere sufficienti per una previsione accurata, ma la combinazione di questi marcatori ne migliora l’accuratezza”, assicura Walzl. Il test, sostengono i ricercatori, ridurrà il numero di contatti trattati inutilmente allo scopo di prevenire la tubercolosi.

“Questo studio è il primo passo, ora l’impatto di questo test sulla prevenzione della Tbc dovrà essere testato in studi clinici multicentrici – conclude Walzl – Inoltre occorre esaminale la validità della previsione in soggetti ad alto rischio in Asia, Sud America e altre aree del pianeta”.

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