La ricerca che riguarda i tatuaggi biomedici è da anni che si sta sviluppando. In primis i test per sperimentare l’utilizzo di questa nuova applicazione è stata fatta su animali quali maiali e topi. Questa tipologia di tatuaggio ha uno scopo diametralmente opposto a quello del tatuaggio classico. Se quest’ultimo ha solo scopi estetici, il tatuaggio biomedico ha delle vere e proprie applicazioni utili per tenere monitorati determinati parametri. Nello specifico si vuole avere sotto controllo lo stato di avanzamento di un eventuale tumore. Con lo sviluppo della tecnologia i tatuaggi potrebbero essere utilizzati anche per diagnosticare in tempi molto brevi malattie ad alto rischio evolutivo e degenerativo.

I test eseguiti sugli animali hanno fornito dei dati davvero incoraggianti sul loro utilizzo. Il tatuaggio è stato in grado di riconoscere in modo molto precoce tumori che hanno colpito la prostata, il colon o i polmoni. In molti si staranno chiedendo che forma e che colore avrà questo tatuaggio. Avrà la forma di un neo, nulla di troppo vistoso. Il neo comparirà solo nel momento in cui rileverà delle alterazioni a determinati parametri.

E’ un metodo semplice che è in grado di allertare immediatamente il paziente e lo staff medico riguardo la possibile malattia. Ma scendendo piu’ nel dettaglio, quali sono i meccanismi grazie a cui il tatuaggio prende forma?

Il funzionamento si basa su delle cellule modificate geneticamente che agiscono come dei sensori che sono in grado di azionarsi nel momento in cui il livello di concentrazione di calcio nel sangue si innalza. Nel momento in cui tutti questi meccanismi si sono scatenati il tatuaggio si colorerà e prenderà la forma di un neo. Questo procedimento è assai piu’ veloce della ricerca classica di cellule tumorali. Sono stati sviluppati anche tatuaggi in grado di essere visti solo dal medico tramite una luce artificiale. Infatti il rischio è che il paziente passi tutte le sue giornata a controllare l’insorgere del tatuaggio causandogli molto stress.

In ogni caso ci vorranno ancora 10 anni prima di riuscire a vedere l’applicazione di tale meccanismo sui pazienti. Il sistema benché dai test risulti efficace ha ancora dei problemi. Uno di questi è che sembra funzionare per circa un anno sotto cute. Dopo questo periodo di tempo sarebbe da togliere e da rimetterne uno nuovo.

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