Mario Caiazzo

Il processo è in corso presso la Prima Sezione del Tribunale di Napoli e ha lo scopo di fare piena luce sulle presunte responsabilità delle persone coinvolte nell’inchiesta dei pubblici ministeri Henry John Woodcock e Celeste Carrano (coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino).

Inchiesta che, a marzo del 2017 produsse circa una decina di indagati. Tra essi camici bianchi, un dirigente amministrativo, imprenditori del settore farmaceutico e un informatore scientifico.

A finire sotto la lente degli investigatori fu la fornitura di materiale oncologico presso l’istituto nazionale Tumori Fondazione Pascale. Emerse un presunto giro corruttivo per l’utilizzo di macchinari medici. Nello specifico, è scritto nel faldone dell’ordinanza, «il dottor Francesco Izzo, approfittando del suo ruolo rivestito all’interno dell’istituto Pascale, quale direttore della struttura complessa di chirurgia oncologica addominale ad indirizzo epatobiliare (è stato reintegrato a marzo nel suo incarico, ma risulta ancora sotto processo, ndr), dichiarando falsamente, alcuni macchinari fungibili, ovvero invocando l’urgenza, chiedeva l’acquisto degli stessi a trattativa privata (quindi evitando le procedure dell’evidenza pubblica)».

Il pm John Henry Woodcock

In cambio, sottolineano ancora i magistrati, «otteneva dalle ditte produttrici che i predetti beni, quando ordinati dal suo dipartimento, fossero distribuiti da società (…) alla di lui moglie, Giulia Di Capua, (e quindi a lui)».

Il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino

Coinvolti nell’inchiesta, oltre a Francesco Izzo e a Giulia Di Capua, Sergio Mariani (commercialista e socio delle due società finite al centro delle indagini), Elia Abbondante (all’epoca dei fatti direttore generale dell’Asl Napoli centro 1), Marco Mauti (all’epoca dei fatti legale rappresentante della Led Spa), Gianfranco Bellezza (all’epoca dei fatti vicepresidente Domain Surgical), Marco Argenziano (informatore scientifico).

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