Mario Caiazzo

Il medico del Cto-Pini, Giorgio Maria Calori, era in una situazione economica non molto semplice. La circostanza viene fuori dalle conversazioni telefoniche intercettate dagli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti nella sanità milanese e che ha portato all’arresto di sei persone: un imprenditore, Tommaso Brenicci, un direttore sanitario, quattro camici bianchi, tra cui lo stesso Calori.

La circostanza delle finanze di Calori messe a dura prova,
è confermata dai colloqui che quest’ultimo ha con la moglie,
che gli consiglia di non fare tante spese e chiede spiegazioni
addirittura su una borsa griffata (marca Luis Vuitton) che
sarebbe stata regalata al marito, da Brenicci.

In un’altra circostanza sono i colleghi di Calori a parlare tra loro e a evidenziare la situazione difficile vissuta dal medico per aver fatto il passo più lungo della gamba: «Continua a dirmi che è in difficoltà con il mutuo per la casa lì a Milano. Non riesce a regolarsi con le spese(…) né lui, né la moglie».

Il bisogno di soldi, secondo gli inquirenti, portano il medico a «diventare sempre più venale, con la maggiore sensazione avvertita della sua cupidigia».

Durante una conversazione telefonica tra due persone vicine a Calori, si parla del fatto che il clinico, abbia fatto pagare 1.200 euro, una perizia medica chiesta da un’anziana indigente. «Ti volevo dire, guarda una scena allucinante», dice un uomo al suo interlocutore.

L’ospedale Pini di Milano

«Una relazione di Calori ad una vecchietta – continua – che era una morta di fame e che aveva già pagato 300 euro di visita(…) una di quelle vecchiette a cui io do una mano(…) le ha chiesto 1.200 euro per una perizia di due pagine. La vecchietta ha chiesto di poter pagare in due rate e lui (Calori) ha detto: allora la perizia, la prossima volta gliela farò in due tempi. Guarda, grande medico, come clinico e chirurgo è il numero uno, ma come umanità zero spaccato».