Mario Caiazzo

Secondo i magistrati titolari dell’inchiesta che ha portato all’arresto di un imprenditore, di due direttori sanitari e di tre primari a Milano, la presunta attività di corruzione era principiata proprio da Tommaso Brenicci.

L’ospedale Pini di Milano

Quest’ultimo, scrivono i giudici, «in qualità di imprenditore, amministratore e titolare di partecipazioni nelle società Absool Medica Srl, Bio-Core Srl, Eon Medica Srl, Kubin Medical Srl, Horbital High Technologies Srl e 4I Srl, tutte attive nel settore del commercio all’ingrosso di articoli medicali ed ortopedici, corrispondeva ai pubblici ufficiali Giorgio Maria Calori e Paola Navone, denaro e altre utilità affinché favorissero l’acquisto da parte dell’ospedale pubblico Pini-Cto di Milano» di alcuni dispositivi.

Uno di questi era il «Micro Dttect», utilizzato per la diagnosi delle infezioni osteoarticolari. Era commercializzato dalla società Kubin Medical Srl, riconducibile dunque a Brenicci e dalla 4I srl, riferibile oltre che a Brenicci, a Lorenzo Drago e a Carlo Luca Romanò.

Al riguardo, scrivono i magistrati nel faldone dell’ordinanza che è sfociata nei sei arresti: «Dal 2016 al marzo 2017 Navone (direttore sanitario) e Calori (primario del Pini) si adoperavano per ottenere dalla Regione Lombardia la centralizzazione presso l’Unità operativa dell’ospedale pubblico Pini-Cto diretta da Calori, delle diagnosi delle infezioni osteoarticolari».

Tutto ciò, secondo i magistrati, con l’obiettivo di aumentare il bacino
di utenza della suddetta unità operativa, e conseguentemente
l’utilizzo del dispositivo «Micro Dttect» nell’interesse
dell’imprenditore Tommaso Brenicci.

Ma da tale aumento del flusso di pazienti, stando all’accusa, avrebbe beneficiato anche il primario Calori. Quest’ultimo, infatti, avrebbe visto aumentare i profitti derivanti dall’attività di libero professionista esercitata in regime di extramoenia, «visitando privatamente parte dei degenti privati così reclutati».