Promesse in cambio di tangenti. Promesso un prestito per alleggerire il mutuo. Un contratto da opinion leader o uno stage in azienda. Il più delle volte erano soldi, sotto forma di finte consulenze, utili da società inglesi. Ma anche di pagamenti per interviste e congressi, borse di Vuitton per mogli e figlie o cesti natalizi da mille euro. Assumevano forme diverse le tangenti che, per la Procura di Milano, quattro primari e un dirigente sanitario dell’Ospedale Cto Gaetano Pini e del Galeazzi, due eccellenze della sanità lombarda, avrebbero ricevuto dalle società di Tommaso Brenicci, perché favorissero l’acquisto dei dispositivi medici del suo gruppo. Lui è finito in carcere, con l’accusa di corruzione, mentre sono ai domiciliari Paola Navone, direttore sanitario del Pini, insieme a Giorgio Calori e Carmine Cucciniello, primari dello stesso ospedale; per il Galeazzi, laGdFhanotificatol’ordinanzaa Carlo Romano e Lorenzo Drago. Indagato l’ex sottosegretario alla presidenza della Regione, Gustavo Cioppa, che negale accuse. «Il Pini è l’ospedale più facile del mondo, non ci sono gare», gioiva Brenicci: «Se sei amico di un chirurgo, usi i prodotti che vuole». Anche conversazioni come questa contribuiscono, per il gip Teresa De Pasquale, a far luce sulle «trame occulte dei rapporti tra imprenditori e medici fidelizzati». Che per «cupidigia» arrivano anche a prospettare l’amputazione di un piede, per un’infezione inesistente, pur di operare privatamente. Questa è la seconda parte dell’inchiesta che ha già portato al rinvio a giu dizio, sempre per i rapporti tra camicibianchiefornitori,dell’ex primario del Pini, Norberte Confalonieri. Il Governatore Attilio Fontana annuncia «una riforma dei controlli».

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