Gli scienziati dell’Università di Manchester, in Gran Bretagna, hanno sviluppato il primo farmaco non antibiotico in grado di trattare con successo la tubercolosi, per ora negli animali. Il team spera che il composto, sviluppato nel corso di un decennio di scrupolosa ricerca, verrà sperimentato sull’uomo entro 3 o 4 anni. Il farmaco agisce mirando alle difese del Mycobacterium tuberculosis piuttosto che al batterio stesso. La ricerca finanziata dal Medical Research Council è pubblicata sul ‘Journal of Medicinal Chemistry’.

Sebbene sia stato sviluppato un vaccino per la tubercolosi 100 anni fa, si ritiene che una persona su 3 in tutto il mondo sia affetta da questa malattia, che provoca circa 1,7 milioni di morti ogni anno e ha richiesto 7,3 milioni di trattamenti medici nel 2018, rispetto ai 6,3 milioni del 2016. È più comune in Africa, India e Cina, ma è in aumento nel Regno Unito, con Londra spesso descritta come la capitale europea della tubercolosi.

I pazienti sono costretti a prendere un cocktail di forti antibiotici per un periodo da 6 a 8 mesi, spesso sopportando spiacevoli effetti collaterali, con il 20% di rischio che la malattia ritorni.

La nuova opzione messa a punto a Manchester con la collaborazione della Rutgers University negli Stati Uniti ha un nuovo funzionamento: il Mycobacterium Tuberculosis secerne molecole chiamate fattori di virulenza, l’arma segreta del batterio che blocca la risposta immunitaria all’infezione, rendendola difficile da trattare. E il team ha identificato un fattore di virulenza chiamato MptpB come bersaglio che, una volta bloccato, consente ai globuli bianchi di uccidere il Mycobacterium Tuberculosis in un modo più efficiente.

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