Importante passo avanti nella comprensione di come i superbatteri resistenti ai farmaci impediscono all’organismo di combattere le malattie. Usando un supermicroscopio capace di scrutare dettagli microscopici, scienziati della Monash University di Melbourne sono riusciti a decifrare gli elementi costitutivi dei superbatteri, aprendo la strada allo sviluppo di nuove terapie.

Il supermicroscopio appositamente costruito grazie a una tecnologia vincitrice del Premio Nobel, puo’ individuare i modelli cellulari che compromettono il sistema immunitario della persona e conducono a malattie potenzialmente letali.

Attraverso le superlenti, gli scienziati possono vedere la struttura delle proteine che si formano in vari ‘precinti’. Le strutture poi si incorporano nella membrana esterna di una cellula batterica. “Ora comprendiamo esattamente come avviene che i batteri producono le loro molecole di superficie, non solo in termini di chi fa che cosa, ma di come in effetti eseguono tale compito”, scrive il responsabile del progetto, il professor Trevor Lithgow del Biomedicine Discovery Institute dell’ateneo, sulla rivista Cell Report.
“Questo e’ il requisito assoluto prima di cominciare a comporre molecole che possano interferire con tali processi e quindi impedire ai superbatteri di crescere e anche neutralizzarli”, aggiunge. Un tale dettaglio microscopico non potrebbe essere conseguito con un imaging convenzionale, spiega Lithgow.

“La super risoluzione dell’imaging nel microcopio a fluorescenza ci permette di farlo, fornendo immagini di singole molecole e determinando le loro posizioni in un raggio di nanometri. Poi costruiamo letteralmente un’immagine, punto per punto, che contiene milioni di localizzazioni delle etichette fluorescenti entro il campione”.

“Si tratta di batteri che con l’evoluzione si sono muniti di nuove armi per combattere contro di noi. Ora vogliamo comprendere come tali forme di batteri resistenti ai farmaci sono capaci di diffondersi in questi nuovi contesti”, scrive ancora l’epidemiologo.
“Con il numero crescente di infezioni resistesti, sono necessari nuovo approcci. Le informazioni che possiamo ottenere entrando quasi fino al livello molecolare, fino a decine di nanometri, saranno vitali per un trattamento molecolare delle malattie”.

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