Mario Caiazzo

Il 52% del personale sanitario del 118 che ha partecipato al sondaggio del comitato ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ è stato aggredito almeno una volta nell’espletamento del proprio servizio. La statistica è stata effettuata su un campione di 363 operatori impegnati a dare assistenza agli utenti sul territorio di Napoli e provincia. Ma c’è da chiedersi: perché si aggredisce chi – di contro – viene a portare aiuto? Alla domanda si risponde facilmente. Secondo i diretti interessati, vale a dire le vittime delle aggressioni, per l’impazienza o lo stato di profonda tensione in cui si trovano i familiari di una persona da soccorrere. Negli ultimi tre giorni a Napoli si sono registrate tre aggressioni: a Pianura, a Barra e al Chiatamone.

I medici del 118 sempre più nel mirino

Durante l’ultimo episodio, un medico è stato schiaffeggiato da un parente di una persona di cui era stato poco prima constatato il decesso. Ma altre volte avviene che si venga malmenati per presunti ritardi nel portare i soccorsi. Poi si va a guardare il riscontro del momento in cui è stata effettuata la chiamata e ci si trova davanti a interventi più che tempestivi da parte degli operatori. Nel 2017 le aggressioni nei confronti del personale sanitario sarebbero aumentate del 75% rispetto all’anno precedente. Il dato si riferisce al territorio nazionale, ma la crescita sarebbe stata favorita anche da numerosi episodi avvenuti nei confronti di infermieri e medici che operano a Napoli, sia a bordo delle ambulanze che presso i drappelli di pronto soccorso dei nosocomi.
Una situazione diventata così grave con il passare degli anni che ha portato i responsabili del comitato ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ a chiedere interventi sostanziali alle autorità preposte e alle Asl di riferimento, affinché si possa riuscire a lavorare senza essere aggrediti.