I cittadini apprezzano e stimano gli infermieri, pero’ vorrebbero non solo che ce ne fossero di piu’ (visto che ne mancano almeno 20mila in ospedale e 30mila per rendere efficiente l’assistenza continua sul territorio, con una perdita di oltre 12mila unita’ dal 2009 al 2016), ma anche che potessero essergli piu’ vicini, senza burocrazia e non solo in ospedale. È quanto emerge in sintesi dai risultati di un sondaggio dell’Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva, presentati in occasione del primo Congresso della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, che si chiude oggi a Roma all’Auditorium Parco della Musica. L’indagine ha coinvolto 1895 cittadini ed e’ stata condotta attraverso 34 sedi territoriali del Tribunale per i diritti del malato dislocate in 15 Regioni. In quattro casi su cinque, intanto, i cittadini riconoscono facilmente gli infermieri tramite elementi identificativi e vedono tutelata la propria privacy nel 70% delle situazioni. Gentilezza e cortesia durante l’assistenza viene riferita nell’88% dei casi, mentre valori piu’ bassi si riscontrano su empatia e disponibilita’ all’ascolto, che comunque si riscontrano nel 72% dei casi. Solo un infermiere su cinque non ha dedicato il tempo necessario per informare e rispondere ad eventuali domande del cittadino/paziente, contro l’80% degli infermieri che ha fornito informazioni chiare e comprensibili. Prima di esami, terapie e trattamenti, il professionista ha spiegato cosa stava per fare nel 72% dei casi e, di fronte a ritardi o problemi organizzativi, nella meta’ delle situazioni ha informato per tempo e aggiornato il cittadino.

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