Dal gol sotto la curva all’immobilità fisica della carrozzina o del letto. E’ quello che succede “quando il ‘morbo del pallone’ attacca un calciatore”. E’ la storia di Gianluca Signorini (nella foto), bandiera del Genoa morto all’età di 42 anni, e di Stefano Borgonovo, bomber del Como e della Fiorentina scomparso nel 2013. Campioni colpiti dalla Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Gehrig. “Secondo gli ultimi studi del professor Chiò della Fondazione Maugeri di Pavia l’incidenza della Sla o del ‘morbo del pallone’, come la chiamo io, è di 6,5 volte superiore in questo sport rispetto alla popolazione universale. I calciatori, tra dilettanti e professionisti, vittime di questa malattia sono almeno 50. Ma ci sono molti ex sportivi che oggi hanno paura ma non posso fare i nomi”, afferma all’Adnkronos Salute Massimiliano Castellani, giornalista dell”Avvenire’, che da anni indaga i legami tra calcio e Sla. Nel libro scritto da Castellani, ‘Sla. Il male oscuro del pallone’ (edito da Goalbook), vengono citate le ricerche di Nicola Vanacore epidemiologo dell’Iss. “Se si considera il sommerso dei casi nel calcio l’incidenza della Sla potrebbe anche più alta, arrivando anche a 30 volte”, scrive Castellani citando Vanacore. Dopo la morte di Borgonovo “è calato il silenzio sulla Sla e il legame con il mondo del calcio – racconta – Eppure, il morbo non si è attenuato, continua purtroppo a colpire, a mietere vittime, anche fra i calciatori”. Da oltre 15 anni Castellani gira l’Italia intervistando ex giocatori, familiari e parenti di calciatori deceduti per Sla o per patologie neurodegenerative, per riannodare i fili di un fenomeno che ha vissuto il suo apice tra gli anni ’70 e la fine degli ’80. 

“E’ in quel periodo che si concentrano i casi – osserva il giornalista, ricordando Giancarlo Galdiolo (ex Fiorentina – classe 1948) – Galdiolo è l’unico calciatore malato della Serie A ancora in vita, ma come lui lottano quotidianamente contro la Sla ex colleghi che hanno giocato in campionati minori come Stefano Turchi, Luca Pulino, Maurizio Vasino e Agatino Russo”. I calciatori – secondo gli ultimi studi – rappresentano circa l’1% di tutti i malati di Sla (in Italia sono 5-6 mila). “Un dato che gli epidemiologi considerano importante”, chiosa Castellani. Anche se uno studio medico commissionato dalla Figc ha escluso possibili relazioni tra l’attività calcistica e la Sla.
Sulle case del dato epidemiologico ci sono molti punti interrogativi. “Spesso si parla a sproposito del doping, che tra gli anni ’70 e 80′ era comunque molto diffuso, ma se vediamo i dati non notiamo casi di Sla tra i ciclisti. E sappiamo bene come il ciclismo sia uno degli sport dove il doping ha avuto maggior diffusione – osserva Castellani – Quindi la relazione doping-calcio-Sla è forse da escludere. Mentre alcune indagini hanno fatto luce sul rischio dei traumi cranici e dei colpi di testa. Con le tante pesanti infiltrazioni che si facevano ai calciatori. Ma c’è un unico elemento comune nel rapporto tra Sla e sportivi, non solo calciatori: l’erba. Tutti praticavano sport su campi d’erba”.

 

 

CONDIVIDI