“Un defibrillatore su tutti i treni italiani”. E’ la proposta lanciata da Mario Balzanelli, presidente della Sis 118 (Società italiana sistema 118) “per assicurare alla cittadinanza tutta del Paese, che quotidianamente utilizza la modalità del trasporto ferroviario (5 milioni di persone), di poter beneficiare – con carattere uniforme su tutto il territorio nazionale – di standard adeguati di cardioprotezione, mediante collocazione, sui treni, di defibrillatori semiautomatici (Dae) e di personale formato, certificato e autorizzato al relativo utilizzo”. Balzanelli ha inviato una lettera a Gianluigi Vittorio Castelli, presidente di Ferrovie dello Stato. Solo qualche giorno fa un carabiniere fuori servizio ha salvato la vita, con un massaggio cardiaco, a un 48enne colpito da arresto cardiocircolatorio su un convoglio in viaggio da Napoli a Roma.

“Gentilissimo presidente, facendo seguito all’episodio segnalato nel mese scorso sui media di un grave malore occorso a una persona in viaggio su treno ad alta velocità, in partenza dalla postazione di Napoli-Afragola, che ha richiesto l’intervento di un mezzo di soccorso del Sistema di emergenza territoriale 118 (Set 118) territorialmente competente, chiedo con carattere di urgenza – sottolinea Balzanelli – di voler assicurare alla cittadinanza tutta del Paese, che quotidianamente utilizza la modalità del trasporto ferroviario, di poter beneficiare di standard adeguati di cardioprotezione, con la presenza sui treni, di defibrillatori semiautomatici (Dae) e di personale formato, certificato ed autorizzato al relativo utilizzo, nonché contestualmente addestrato riguardo alle competenze della rianimazione cardiorespiratoria di base (certificazione Blsd)”.

In caso di arresto cardiaco improvviso, evento catastrofico che può colpire, anche senza la comparsa di segni e sintomi premonitori, chiunque, di qualsiasi fascia d’età – ricorda Sis 118 – tra i milioni di persone che ogni giorno viaggiano sui treni, il soccorso immediato effettuato con le compressioni toraciche esterne, entro e non oltre i primi 3 minuti dall’insorgenza dell’arresto cardiaco, nonché l’erogazione di una scarica elettrica, laddove necessaria, da parte di un defibrillatore semiautomatico, entro e non oltre i primi 5-8 minuti dall’insorgenza dell’arresto cardiaco, ha determinante valore salvavita. In questi casi, la tempestività e l’appropriatezza del soccorso fanno la differenza tra la vita e la morte ben prima che possa giungere sul posto l’intervento di soccorso effettuato dal 118″, si sottolinea.

“In assenza di tale risposta ‘organizzata’ di primo soccorso, l’arrivo sul posto del personale del Sistema 118 trova, in questi casi, oggettivamente, e purtroppo, come oggi di norma accade, condizioni cliniche caratterizzate da bassissime possibilità di recupero alla vita di questi pazienti”, conclude il Sis 118.

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