I sindacati dei medici sul piede di guerra denunciano i ritardi nel rinnovo del contratto della dirigenza sanitaria. L’atto di indirizzo, spiegano in una nota congiunta dove non escludono la possibilita’ di una eventuale mobilitazione, e’ stato inviato al Ministero della Funzione Pubblica, dopo sei mesi dall’atto di indirizzo “madre” del Governo per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e dopo tre mesi da quello per il comparto della sanita’ prodotto dal comitato di settore delle Regioni. “Un ritardo inammissibile – affermano – probabilmente non casuale, mentre venivano avviati i tavoli con il comparto e la medicina convenzionata, sullo sfondo del ping pong sul finanziamento tra il Presidente del comitato di settore, organo tecnico delle Regioni, ed il Ministro della salute, con i Medici nello scomodo ruolo di pallina”. E ricordano che il contratto e’ fermo da otto anni, che gli oneri relativi devono, per legge, essere accantonati per tempo dalle Regioni, che in questi anni si e’ risparmiato solo sul personale, “che ha pagato sulla propria pelle i piani di rientro e il definanziamento del sistema, attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’erosione sistematica dei fondi della contrattazione decentrata”.
Soprattutto, dicono i sindacati, non si capisce come si possa mirare alla riduzione del diffuso disagio lavorativo della dirigenza del ruolo sanitario (carichi di lavoro eccessivi, turni di lavoro massacranti, riposi ridotti, ferie non godute, extra orario lavorativo), se non sfuggendo alla tentazione di trasformare le 38 ore settimanali in orario di lavoro minimo, attraverso deroghe strutturali alle disposizioni legislative europee e nazionali e modifiche in peius delle norme contrattuali sulle guardie mediche e sulle pronte disponibilita’.

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