Con circa 19mila pazienti in Italia, la fibrosi polmonare idiopatica e’ la malattia respiratoria rara piu’ frequente nel nostro paese. E’ determinata dalla sostituzione del tessuto polmonare sano con tessuto cicatriziale, come se il polmone innescasse un alterato meccanismo riparativo a uno stimolo esterno, che potrebbe essere, appunto, il caso dell’inquinamento. Colpendo prevalentemente uomini, over 60, fumatori o ex fumatori, i suoi sintomi classici, tosse secca e mancanza di fiato sempre piu’ marcata, vengono spesso confusi con manifestazioni di bronchite cronica. Solo una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire con le giuste terapie; purtroppo la mortalita’ per fibrosi polmonare idiopatica resta tutt’ora piu’ alta di quella legata a molti tumori. I meccanismi che portano alla formazione di Ipf non sono ancora completamente conosciuti, ma si ritiene siano coinvolti sia fattori genetici che ambientali.”Il nostro studio, per la prima volta, mostra che lo smog e’ associato all’insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica”, hanno detto Sergio Harari, direttore dell’Unita’ Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e Giancarlo Cesana, direttore del Centro Studi Sanita’ Pubblica dell’Universita’ di Milano-Bicocca. “Abbiamo osservato – ha proseguito Harari – come i soggetti esposti a una concentrazione piu’ alta di biossido di azoto abbiano un rischio maggiore di sviluppare Ipf. Mentre per PM10 e ozono non sono emerse associazioni significative, i dati hanno evidenziato che se il livello di esposizione cronica al biossido di azoto si alza di 10 microgrammi per metro cubo, l’incidenza di fibrosi polmonare idiopatica aumenta tra il 4,25 per cento e l’8,41 per cento ed e’ ancora piu’ elevata se i livelli di biossido di azoto superano i 40 microgrammi per metro cubo”. In sintesi, lo studio suggerisce che l’inquinamento da traffico potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica. “Le stime di questa associazione sono marginalmente significative e quindi necessitano di essere confermate tramite ulteriori studi”, hanno concluso i ricercatori.

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