Young boy in bedroom using laptop and listening to MP3 player

Il rapporto complesso delle nuove generazioni con Internet e i nuovi sistemi di comunicazione digitali, la disconnessione come problema esistenziale, la Rete come protezione, catalizzatore di stimoli ma anche pericoloso antidoto al reale, la web addiction. Questi alcuni dei temi affrontati da David Martinelli, psichiatra del Centro Pediatrico Interdipartimentale del Policlinico Gemelli, da sei anni operativo presso l’Ambulatorio per il trattamento della Dipendenza da Internet e dei fenomeni di cyberbullismo (oltre un migliaio di pazienti trattati). Martinelli e’ intervenuto questa mattina al ministero della Salute alla presentazione dello #Sconnessiday, iniziativa curata da Consulcesi, network di formazione per medici, in occasione dell’uscita nelle sale del film ‘Sconnessi’. Lo psichiatra e’ anche responsabile scientifico di uno di questi corsi, intitolato ‘Internet e adolescenti: Iad e cyberbullismo’, aperto anche a genitori ed educatori.  L’attivita’ di Martinelli segue il percorso dell’Ambulatorio del Gemelli nato per la cura di altre dipendenze: giochi online, alcol, droghe. “Abbiamo iniziato ad interessarci alle nuove dipendenze, osservando il comportamento dei ragazzi: piu’ che cercare lo sballo dalla singola sostanza, la necessita’ era staccarsi dalla realta’. Un parallelo con quello che permettono le nuove tecnologie”. Giovani molto ritirati, con un’intelligenza superiore alla media, che fanno fatica a interagire, a vivere le emozioni e che preferiscono mettersi da parte. Questi i caratteri ricorrenti dei ragazzi dell’Ambulatorio. Il campanello d’allarme? L’eccesso di tranquillita’. “Non bisogna pensare che un ragazzo che sta su Internet sia a casa. Nel momento in cui si disinveste dalla realta’ concreta per spostare online sempre piu’ attivita’ e interessi, questo puo’ essere l’indizio di un problema: i 2 aspetti devono coesistere”. “Questa – ha spiegato Martinelli – e’ la prima generazione che non ha esperienza della solitudine. Sono ragazzi che non sono mai stati un momento senza poter contattare una persona per loro emotivamente significativa”. Se, da una parte, la solitudine e’ “un’esperienza non piacevole, che genera angoscia”, e’ anche uno stato che ti costringe a renderti conto “delle tue possibilita’, dei rischi e di chi sei”. Per Martinelli “oggi i ragazzi si creano un’idea di se’ molto piu’ spostata sull’aspetto relazionale, sui feedback che ricevo dall’esterno”. Per un giovane di questo tipo “essere disconnesso improvvisamente non e’ solo un problema pratico, ma esistenziale”. I ragazzi che arrivano al centro del Policlinico Gemelli “sono ritirati sociali, che si chiudono in casa e hanno paura di affrontare la realta’, molto spesso perche’ non hanno ricevuto gli strumenti per gestire le emozioni di questo nuovo mondo”. Ecco “il vero pericolo e’ che Internet ci allontani e riduca il nostro campo d’azione dall’esperienza reale”.

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