Nel corso degli anni la terapia per la cura della sclerosi multipla è notevolmente cambiata grazie all’introduzione di nuovi farmaci: la gestione del trattamento oggi si adatta allo stile di vita del paziente e “permette di avere un ottimo controllo della malattia, di curare il paziente in maniera limitata nel tempo ma con effetti di azione che possono durare a lungo, addirittura anni dopo la somministrazione del trattamento”. A sottolinearlo è Eleonora Cocco, responsabile del Centro Sclerosi multipla Assl Cagliari, ospedale Binaghi, tra gli esperti intervenuti al Congresso della Società italiana di Neurologia (Sin) in corso a Roma. “Rispetto al passato, oggi abbiamo delle opzioni terapeutiche che permettono di controllare bene la malattia senza effetti collaterali – osserva – e che, soprattutto, consentono ai pazienti di guardare al futuro in maniera più ottimistica e ‘dimenticarsi’ della malattia”.

Tra le opzioni terapeutiche disponibili alemtuzumab, l’anticorpo monoclonale per il trattamento della sclerosi multipla recidivante remittente che viene somministrato per infusione endovenosa in due cicli: il primo, consiste in una somministrazione in cinque giorni consecutivi; il secondo, a dodici mesi di distanza, in tre giorni consecutivi. In tutto 8 giorni di terapia in 2 anni.

Sul fronte dei benefici nella qualità di vita dei pazienti curati con questa terapia, due studi clinici di fase 3 – presentati nel corso del 34esimo Congresso del Comitato europeo per il trattamento e la ricerca nella sclerosi multipla (Ectrims) a Berlino – hanno dimostrato che i soggetti curati con alemtuzumab hanno mantenuto gli effetti del trattamento per otto anni; circa la metà non ha ricevuto ulteriori trattamenti per otto anni e quasi due terzi non hanno manifestato un peggioramento della disabilità fino all’ottavo anno.

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