Sanità pubblica sempre più cara per i cittadini. Il peso economico dei ticket resta la prima voce di spesa, mentre crescono le segnalazioni relative al costo dei farmaci e delle prestazioni in intramoenia, rispettivamente +4,4% e +1,6%. E’ quanto emerge dal XXI Rapporto Pit Salute, dal titolo ‘Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco’, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionante di Fnopi, Fnomceo e Fofi.

L’accesso alle visite e agli esami e il costo dei farmaci “restano, dunque, per molti cittadini ancora un problema di natura economica, soprattutto per chi non ha facilitazioni quali esenzioni per reddito (come nel caso degli inoccupati) o per patologia (perché non riconosciuta formalmente o durante il percorso di accertamento della diagnosi)”. “L’equilibrio economico consolidato dal Ssn e le difficoltà che ci segnalano i cittadini – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva – indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari, riducendo i tempi di attesa e i costi legati soprattutto a livelli di ticket ampiamente superiori al costo di alcune prestazioni svolte in regime privato”.

Per questo, prosegue Aceti, “chiediamo che Governo e Parlamento approvino con questa Legge di bilancio l’abrogazione del superticket, un balzello che ostacola l’accesso alle cure e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle casse del Ssn. Contemporaneamente chiediamo l’immediata approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2018-2020 trasmesso dal ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Inoltre, è prioritario dare risposte alle fragilità attuando in tutte le Regioni il Piano nazionale della cronicità approvato ormai 2 anni fa, ma recepito solo da sette Regioni”, conclude.

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