Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo
Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo

E’ uno fidato zio Giulio, un “camorrista vecchio stampo”. Uno che si occupa degli “affari negli ospedali, il Cardarelli e il Policlinico” soprattutto, scrivono i magistrati nell’ordinanza che svelerà gli interessi che il clan Lo Russo di Miano aveva nel mondo della sanità. Il tramite, secondo quanto rendicontano gli inquirenti e i collaboratori di giustizia è rappresentato proprio da ‘zio’ Giulio De Angioletti, 65 anni, considerato il braccio destro di Carlo Lo Russo.

Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano
Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano

Gli affari da portare a termine negli ospedali si chiamano appalti, assunzioni fittizie e gare da vincere, bandi pilotati. Secondo l’accusa, l’organizzazione malavitosa era dedita al condizionamento del mercato del lavoro; le assunzioni erano in buona parte fittizie ed erano appannaggio degli appartenenti al clan Lo Russo. Attraverso la società Kuadra, di cui aveva il controllo il clan, si riuscivano a chiudere ‘accordi’, in particolare con aziende sanitarie.
Tale connubio avrebbe consentito alla suddetta società, anche grazie alla forza di intimidazione del clan, di condizionare il mercato del lavoro e la gestione dei lavoratori, molti dei quali familiari del clan Lo Russo o persone da questi imposte. In effetti, è emerso che diversi familiari dei Capitoni (come pure vengono detti i Lo Russo), assunti dalla società, non prestavano alcuna attività lavorativa, percependo regolarmente gli stipendi. Il collaboratore di giustizia Mario Lo Russo, rendicontando ai magistrati sul ruolo di Giulio De Angioletti, dichiara: Giulio da anni si occupa delle estorsioni agli ospedali nel senso, cioè, che è il responsabile di tutto quello che gira intorno agli ospedali. Inoltre ha fatto prendere il posto di lavoro alle figlie di Salvatore, alla moglie di (omissis), alle figlie di Peppe. Queste prendono lo stipendio ma non sono registrate.