Nuovo stop della Sanita’ pubblica l’8 ed il 9 febbraio: i medici, veterinari e dirigenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) hanno infatti proclamato un secondo sciopero di 48 ore per quella data, che segue alla protesta del 12 dicembre. I sindacati medici, dunque, insistono sulla linea dura perche’, affermano, la Sanita’ e’ “al collasso”, senza finanziamenti e con un personale allo stremo e senza contratto da otto anni. Una ‘dichiarazione di guerra’, quella dei camici bianchi, che ha l’obiettivo di portare all’attenzione pubblica la situazione “critica” di un Ssn che rischia di “perdere il suo carattere universalistico”. Per questo, afferma Costantino Troise, segretario del maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomed, “la nostra intenzione e’ quella di accompagnare la campagna elettorale, facendo in modo che i partiti siano costretti a prendere atto della situazione della Sanita’, che sta collassando. Non possiamo guardare impotenti e rassegnati al declino del nostro sistema”. Nella crisi della sanita’, affermano i sindacati, “il lavoro dei professionisti si svaluta sempre di piu’, tra congelamento dei livelli retributivi e rarefazione delle progressioni di carriere, lavoro notturno ad eta’ sconosciute ad altre categorie e milioni di ore lavorate oltre il debito contrattuale”. Dunque, affermano i camici bianchi, “ci aspettiamo dal ministro della Salute non solo la solidarieta’ di un giorno, ma il fattivo sostegno ai professionisti. E dal ministro della Funzione pubblica un intervento legislativo che sblocchi le nostre risorse accessorie che il suo decreto ha congelato, impedendo, di fatto, ogni margine di sviluppo della carriera dei medici, veterinari e dirigenti sanitari”. E la lotta non finisce qui: “Siamo solo all’inizio della vertenza e in assenza di risposte, promuoveremo altre iniziative di protesta”, avvertono le organizzazioni. Ed un grido di allarme arriva anche dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini che, in vista dell’approvazione della legge di Bilancio, ha affermato la necessita’ di finanziare con risorse aggiuntive il Fondo sanitario nazionale. Una richiesta condivisa pure dalla segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino: “Il premier Gentiloni – afferma – ascolti le richieste delle autonomie locali e lavori con il Parlamento per dare quelle risposte che gli operatori e i cittadini attendono”. Anche perche’, il confronto del sistema sanitario italiano con quello degli altri paesi e’ impietoso sotto molti punti di vista. L’Italia, infatti, spende molto meno degli altri per la Sanita’, con un numero di medici inferiore rispetto a molti concorrenti e retribuzioni piu’ basse degli altri. Secondo il rapporto Ocse ‘Health at a Glance’, infatti, l’Italia ha speso il 9,1% del Pil nel settore sanitario nel 2015, meno della media Ue del 9,9% e molto meno di Germania, Svezia e Francia, che hanno speso circa l’11%.

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