Usare il sangue ‘giovane’ per riportare indietro le lancette dell’età, migliorando la salute dei pazienti anziani e proteggendo il cervello dal declino cognitivo. E’ il sogno inseguito da un gruppo di scienziati della Stanford University negli Usa, che vorrebbero mettere alla prova questa strategia in una sfida contro la malattia di Parkinson. In precedenti esperimenti i ricercatori avevano somministrato a topi in età più avanzata iniezioni di sangue prelevato da ‘colleghi roditori’ più giovani, ottenendo risultati positivi, cioè un miglioramento sul fronte del declino cognitivo.

Uno di questi scienziati ha ora co-fondato una nuova società che punta a trattare pazienti anziani colpiti da Parkinson con alcune componenti del sangue umano di persone giovani, secondo quanto riporta il ‘Daily Mail’ online. L’azienda biotech si è posta la missione di identificare fra le migliaia possibili quella componente in grado di esercitare l’effetto ‘ringiovanente’, e di svilupparne una versione sintetica superando il limite della disponibilità di ‘materia prima’, cioè di sangue giovane.

Il corpo, spiegano gli esperti, con l’aumentare dell’età subisce cambiamenti, anche nel sangue (seppur piccoli), con implicazioni per la salute. E dalle evidenze raccolte emergerebbe che alcuni ingredienti nel plasma più giovane potrebbero contrastare l’invecchiamento. A Stanford, la ricerca di Tony Wyss-Coray e del suo laboratorio ha ristretto il cerchio e identificato una frazione, composta ancora da circa mille diverse proteine, come la parte del sangue giovane dotata delle potenzialità in questione. Quando questa quota di sangue è stata iniettata nei topi anziani, infatti, si sono osservati cambiamenti significativi (sviluppo di nuove cellule cerebrali, risultati sui test di funzionamento cognitivo pari a quelli di soggetti più giovani).

Adesso, da un lato si tanno testando singolarmente gli effetti di ciascuna proteina, per capire quale fra quelle candidate abbia proprietà ‘curative’. Allo stesso tempo, Alkahest, l’azienda biotech co-fondata da Wyss-Coray, sta iniziando i test su 90 pazienti parkinsoniani per vedere se si possono ottenere gli stessi effetti protettivi sul cervello. Il primo paziente è stato sottoposto alla prima iniezione un mese fa, il 4 dicembre 2018. Se il trial clinico si mostrasse promettente e se lo studio parallelo riuscisse a identificare la parte cruciale del sangue, il team potrebbe avere le basi per sviluppare la versione sintetica.

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