Offrire a ogni paziente con adenocarcinoma polmonare l’opportunità di una terapia personalizzata, garantendo la tipizzazione biologica del tumore attraverso un esame specifico: il test per l’identificazione del riarrangiamento di Alk (caratterizzazione istologica e molecolare). Il tutto per colmare la distanza tra diagnosi e trattamento, ancora rilevante in alcune realtà italiane. E’ l’obiettivo del progetto ‘CentroperCento’, sostenuto da Roche e presentato oggi a Milano, che nasce per abbattere il gap tra diagnostica e terapia del Nsclc (carcinoma polmonare non a piccole cellule). L’iniziativa coinvolgerà 60 centri oncologici italiani distribuiti in tutto il territorio nazionale, più di 100 medici e direzioni ospedaliere.

Oggi la strategia terapeutica più efficace per la lotta al cancro è la medicina personalizzata, spiegano gli esperti. Per accedervi, però, è indispensabile l’utilizzo di percorsi diagnostici appropriati. Negli ultimi anni la diagnostica molecolare si sta evolvendo per poter diventare il driver della scelta terapeutica più adeguata a ogni paziente. In particolare, il test molecolare per l’identificazione del riarrangiamento di Alk si rende necessario in pazienti selezionati con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio IIIB e IV – ovvero localmente avanzato o metastatico – che, in presenza di tale mutazione, possono beneficiare del trattamento con inibitori di Alk.

“Siamo partiti da una fotografia della situazione italiana – afferma Silvia Novello, ordinario di oncologia medica dell’università di Torino e membro dell’expert panel di progetto – e abbiamo constatato un’eterogeneità nella pratica clinica per quanto attiene il percorso diagnostico del paziente affetto dal Nsclc. I tempi di risposta delle analisi molecolari e sue modalità di esecuzione non sono uniformi e sicuramente non ancora ottimali”. 

Il progetto CentroperCento si propone di favorire l’accesso del 100% dei pazienti al test per l’identificazione del riarrangiamento di Alk, supportando la definizione del percorso di cura nei 60 centri dove il progetto è attivato: dalla diagnosi di tumore al polmone, confermata dall’anatomopatologo, alla decisione terapeutica dell’oncologo.

“Il progetto mira, attraverso strumenti di organizzazione sanitaria, ad accompagnare i centri nell’ottimizzazione del percorso del paziente, suggerendo le aree di miglioramento e le misure per migliorare l’accesso alla diagnosi molecolare – sottolinea Davide Croce, direttore del Centro di ricerca sull’economia e il management in sanità e nel sociale (Crems) e membro dell’expert panel – I dati raccolti confluiranno in una piattaforma condivisa fra tutti gli specialisti clinici coinvolti nel progetto e gli esperti di organizzazione sanitaria”.

“Ci auguriamo che il progetto diventi una esperienza guida per l’ottimizzazione della diagnostica molecolare nella medicina di precisione. Speriamo di poter avere i risultati in 12 mesi, alla fine dei quali il lavoro sarà portato all’attenzione delle autorità sanitarie nazionali”, concludo Dario Scapola, Market Access Director di Roche.

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