A un aumento della disoccupazione si associa l’aumento del tasso di suicidio nella popolazione maschile nella fascia di eta’ 25-64 anni e nella popolazione femminile di eta’ compresa tra 55 e 64 anni: questa, in sintesi, la conclusione di uno studio congiunto di ricercatori delle Universita’ di Modena e Reggio Emilia (Unimore) e di Padova con al centro l’impatto delle crisi economiche sul comportamento suicidario. Lo studio pubblicato sulla rivista “Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology”, ha poi rilevato che il fenomeno puo’ essere mitigato con politiche attive del lavoro. Queste, infatti, quando adeguatamente finanziate e implementate, sono in grado non solo di favorire l’occupazione, emerge dalla ricerca, ma anche di proteggere la salutementale della popolazione. Lo studio dal titolo “Impatto delle crisi economiche sul comportamento suicidario in Italia: il ruolo delle politiche attive del lavoro” porta la firma di Giorgio Mattei (Unimore), Barbara Pistoresi (Unimore) e Roberto De Vogli (Universita’ di Padova). In particolare e’ stato approfondito il legame tra salute mentale, contesto economico e protezione sociale in Italia nell’arco del periodo 1990-2014. I parametri utilizzati dai ricercatori si sono rifatti ai dati del tasso di suicidio per determinare la salute mentale, mentre il tasso di disoccupazione nazionale e regionale sono stati utilizzati come indicatore del ciclo economico. E’ stato inoltre indagato l’effetto specifico che la recente crisi economica puo’ avere avuto sul suicidio in Italia.  Lo studio ha mostrato come dal 1990 al 2014 vi sia stato nel nostro Paese un legame tra comportamento suicidario e contesto economico: fasi di contrazione dell’economia caratterizzate da aumento della disoccupazione si associano all’aumento del tasso di suicidio nella popolazione maschile nella fascia di eta’ 25-64 anni e nella popolazione femminile di eta’ compresa tra 55 e 64 anni. Mentre le donne di eta’ compresa tra 35 e 44 anni risultano colpite solo dalle gravi recessioni economiche, diversamente dagli uomini. “E’ degno di nota – sottolineano i tre ricercatori – il fatto che, diversamente dalle attese, il rapporto tra suicidio e disoccupazione messo in luce dallo studio non e’ risultato mitigato delle politiche del lavoro, eccezion fatta per il Centro Italia, nella popolazione maschile di eta’ compresa tra 45 e 54 anni”. Gli autori ipotizzano che questo effetto positivo esercitato dalle politiche del lavoro solo su una fascia ristretta di popolazione, e in un’area geografica limitata, potrebbe essere motivato da una spesa complessivamente inadeguata per le politiche attive del lavoro in Italia. Un altro elemento importante emerso da questo studio e’ che il mercato del lavoro nazionale sembra avere un impatto piu’ importante sul comportamento suicidario rispetto al mercato del lavoro regionale. “In altri termini, – spiegano gli autori – quando una crisi economica colpisce una regione o una macroregione del paese, essa puo’ non avere un effetto negativo pari a quello di una crisi di portata nazionale, che determina problematiche di tipo psichiatrico che impattano sulla salutementale e sul comportamento suicidario”. L’analisi, pertanto, mostra non solo un legame fra suicidio e contesto economico, ma “indica che le attuali reti di protezione sociale non sono adeguate e sufficientemente solide per far fronte all’eventualita’ di una nuova crisi economica”.

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