L’uso della Pet permette di arrivare in modo rapido a una diagnosi più chiara e tempestiva dell’Alzheimer e apre orizzonti nuovi per la diagnosi precoce. Lo indica un studio coordinato da Marco Pagani dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr), pubblicato sull”European Journal of Nuclear Medicine Molecular Imaging’. L’esame più utilizzato per mettere in evidenza eventuali alterazioni anatomiche ippocampali o corticali caratteristiche della malattia di Alzheimer è la risonanza magnetica, ma in un caso su 5 questa metodica non caratterizza con certezza la natura dello stato patologico e del suo sviluppo.

Pagani, in collaborazione con Fabrizio De Carli dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm-Cnr), con il Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto superiore di sanità, con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova e con il Karolinska Hospital di Stoccolma, studia da anni il modo di ottimizzare le analisi dei dati del metabolismo cerebrale attraverso il ricorso a alla tomografia a emissione di positroni, la Pet. E risultati degli studi confermano prestazioni migliori di questa tecnica nella predizione della malattia. Si tratta di una patologia nella maggior parte dei casi preceduta da deficit cognitivo lieve.

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