Mario Caiazzo

Tanto tuonò che piovve. Effettivamente non ci sarebbe voluto poi tanto a presagire un aumento dei ricoveri presso il Cardarelli, dopo la dismissione dei reparti di Neurologia, Neuroradiologia e Neurochirurgia al Loreto Mare. Lo stop è avvenuto durante l’ultima settimana di gennaio, facendo partire ufficialmente la dismissione dell’ospedale di via Amerigo Vespucci. Più di un camice bianco, già allora, aveva ipotizzato che il nosocomio maggiormente sollecitato dal bacino di utenti provenienti da Napoli città, sarebbe stato quello collinare. In effetti, da alcune settimane, il Cardarelli deve far fronte a una emergenza non di poco conto.

Il dg del Cardarelli, Ciro Verdoliva

Secondo una stima effettuata in base ai pazienti accompagnati tramite ambulanze del ‘118’ e mezzi privati, gli accessi sono aumentati sensibilmente, tanto da attestarsi su una media di 240 casi al giorno. Un’enormità, una slavina precipitata sul personale e sulla struttura dalla fine dello scorso gennaio. Il servizio ‘118’ evidenzia che presso il Cardarelli viene trasportato il 60% dei pazienti politraumatizzati o con sintomi neurologici e di ictus. All’atto della chiusura dei suddetti reparti al Loreto Mare, la crisi era stata prevista, si era però anche ipotizzato che parte dei pazienti provenienti dalla città venissero trasportati al San Giovanni Bosco. Ciò sulla carta, perché nella realtà è tutt’altra cosa.

Il nosocomio di via Filippo Maria Briganti, infatti non dispone di triage, cioè delle modalità di cernita e scrematura dei casi in base alla gravità. Al San Giovanni Bosco, comunque, arriva il restante 40% dei pazienti trasportati dal ‘118’.

Quando però si tratta di recarsi al pronto soccorso, utilizzando mezzi propri, la maggior parte dei pazienti o di chi li accompagna, va direttamente al Cardarelli, perché sa che presso il nosocomio collinare, troveranno immediata assistenza qualora si tratti di un caso grave.