In this April 4, 2012 photo made available by the University of Goteborg in Sweden, the Swedish research team practices before the operations to transplant wombs at the Sahlgrenska Hospital in Goteborg, Sweden. Nine women in Sweden have successfully received transplanted wombs donated from relatives and will soon try to become pregnant, the doctor in charge of the pioneering project has revealed. “This is a new kind of surgery,” Dr. Mats Brannstrom told The Associated Press. Brannstrom is leading the initiative at the University of Goteborg and will run workshops for other doctors on how to perform womb transplants later this year. “We have no textbook to look at,” he said. (AP Photo/University of Goteborg, Johan Wingborg)
Per la prima volta al mondo, una bambina ha ricevuto 5 trasfusioni di sangue e un trapianto di midollo osseo quando ancora si trovava nel pancione della mamma. Precisamente, le procedure sono state eseguite tre mesi prima della sua nascita, grazie a un ago che ha attraversato l’addome e l’utero della mamma, arrivando fino alla vena del cordone ombelicale. Si sono rese necessarie perche’ la piccola e’ affetta da alfa talassemia maggiore, una malattia che impedisce ai globuli rossi di trasportare ossigeno per tutto il corpo, causando una grave anemia, insufficienza cardiaca e danni cerebrali. A provare a cambiare le cose prima della nascita della piccolina sono stati i medici dell’Ucsf Benioff Children’s Hospital di San Francisco, secondo quanto riportato dal New York Times. La bambina, Elianna Constantino e’ nata lo scorso 1 febbraio. Le trasfusioni ricevute in utero l’hanno tenuta in vota, mentre il trapianto di midollo potrebbe averla curata. I medici dicono che e’ ancora troppo presto per sapere se la procedura ha funzionato. Ma se questo esperimento di terapia fetale si rivelasse un successo, si aprirebbe la porta all’utilizzo di trapianti di midollo in utero per curare anche molte altre malattie, come l’anemia falciforme,l’emofilia e altri disturbi ereditari la cui diagnosi prenatale puo’ portare i genitori a optare per l’aborto. “Questa linea di lavoro muove il campo della chirurgiafetale, che attualmente consiste in grandi operazioni per i disturbi anatomici, in una nuova direzione, quella delle terapie molecolari e cellulari date in modo non invasivo”, ha detto Tippi MacKenzie, il chirurgo pediatrico e fetale che e’ ha condotto lo studio. 
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