E’ una realta’ durissima da accettare, che puo’ generare un forte senso di impotenza in particolare tra gli adulti ma che esiste e va affrontata con il dialogo in famiglia quella del suicidio tra bambini e preadolescenti. Secondo i dati si calcola che si attesti per fortuna su percentuali basse, su un tasso di 0,1 ogni 100mila abitanti. Frequentemente viene messo in relazione con contrasti con i genitori. A evidenziarlo e’ lo psichiatra Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST FBF-Sacco di Milano, commentando il caso del bambino che, dopo essere stato rimproverato dai genitori, si e’ impiccato. “Casi come questo devono far togliere un velo di ipocrisia- spiega l’esperto – ignoranza e pregiudizio che porta a dire che un bambino non possa soffrire di depressione o non avere istinti suicidi, perche’ non ha l’identita’ di cosa e’ la morte. I bimbi e i ragazzi ce l’hanno, ovviamente diversa a seconda dell’eta’”. E’ importante secondo Mencacci cogliere nei ragazzi un aspetto che riguarda la messa in atto di comportamenti cosiddetti anticonservativi, in cui il bambino ha la tendenza a mettersi nella situazione di volersi fare del male. E parlare con i ragazzi. “Affrontare il tema, senza paura- aggiunge l’esperto – ponendo una domanda semplice quanto importante: la vita va veramente cosi’ male che non possiamo far nulla per farla andare meglio?”. I segnali a cui fare attenzione, perche’ indicano un disagio, sono chiusura, introversione, impulsivita’ verso se stessi. “Bisogna creare un dialogo su temi di tale portata, altrimenti il rischio e’ che i ragazzi si chiudano in camera e agiscano. Bisogna almeno provarci- rileva ancora l’esperto – le percentuali in bambini e preadolescenti sono per fortuna basse, ma in adolescenza raggiungono anche tassi di oltre 5 per 100mila abitanti. Facendo del suicidio la seconda causa di morte”. “Per quanto riguarda i genitori – conclude Mencacci – e’ importante stare vicino a questa famiglia che ha subito un dramma nel dramma”.
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