Con l’avvicinarsi del ponte del primo maggio e della festa dei lavoratori, inevitabile riflettere sulle condizioni attuali di lavoro, che quando c’è non è garantito, non rispetta le norme di sicurezza e mette a repentaglio la vita e la salute dei lavoratori, con un’azienda su due irregolare tra Napoli e provincia e già morti nei cantieri dell’area metropolitana dall’inizio del 2018. Pochi controlli, in aumento morti e malattie professionali. La fotografia scattata dall’Ispettorato del lavoro e dai sindacati locali è “drammatica”. Ed è parziale, anzi parzialissima. Gli accertamenti (1579 nel 2017) e le attività di vigilanza (3473) effettuati dall’Ispettorato territoriale del lavoro, infatti, rappresentano solo l’I ,5% su 240mila ditte presenti. Per controllarle tutte, con questi ritmi, ci vorrebbero in pratica 70 anni. Nel frattempo il numero di morti sul lavoro e di patologie professionali aumenta. Troppi gli uomini e le donne che si ammalano a causa di condizioni lavorative disumane e di una prevenzione all’anno zero sui luoghi di lavoro. Non solo cantieri e aziende: crescono anche gli incidenti domestici. Per quanto concerne il problema della disoccupazione, ancora un record negativo per Napoli che tra i 13 comuni della Penisola registra l’aumento maggiore del tasso di disoccupazione, passato dal 26,6% al 30,5%. Tradotto 24mila persone in più in cerca di un impiego e 113mila senza lavoro. Se si guarda indietro, fino al 2007, il dato diventa ancora più allarmante: rispetto a dieci anni fa ci sono 79mila disoccupati in più. Forte il gap tra i quartieri di Napoli e tra la città e la provincia, non solo sul versante del lavoro, ma anche del reddito e dell’istruzione. Se a Posillipo, nella Napoli bene, l’occupazione raggiunge il 40%, a Scampia si dimezza attestandosi al 22%, secondo quanto rivela un recente studio sulle diseguaglianze metropolitane pubblicato su eticaeconomia. it. Il reddito medio è di circa 20mila euro con Napoli al di sotto di questa soglia (19.900 euro), mentre Sorrento, San Sebastiano al Vesuvio, Precida e Capri, fanno eccezione con redditi più alti. Sorrento più ricchi, ma meno laureati Nella Penisola sorrentina si guadagna di più e si studia meno: qui i laureati rispetto alla popolazione residente sono pochi, con una percentuale che si attesta appena intorno al 15-17%, la stessa di Noia. Ma in molti comuni dell’area nord di Napoli, con Afragola in testa, e a sud-est la quota di laureati scende fino al 7%. Spaventoso il gap tra i quartieri del capoluogo campano: a Scampia, San Giovanni a Teduccio e Mian i laureati sono nove volte in meno rispetto a quelli di Vomero, Chiaia e Posillipo.  Ai dati choc tra Napoli e provincia si accompagna “la totale mancanza di una visione e di un progetto strategico per creare sviluppo e occupazione in chiave metropolitana”, come denunciano i sindacati. “Abbiamo più volte chiesto un dialogo con il sindaco della Città metropolitana senza ottenere alcuna risposta – afferma il numero uno della Uil, Giovanni Sgambati -, c’è quasi una volontà illusoria che le cose vadano avanti da sole e separatamente, serve invece sviluppare un programma unificante sul lavoro, non confrontarsi con le parti sociali e non raccogliere quello che dicono le organizzazioni dei lavoratori non porta da nessuna parte”.