Con la bella stagione e la festa del Primo maggio, torna anche il tradizionale consumo delle fave, piatto principe dei pic-nic fuori porta. Ma attenzione al favismo, disturbo che può mettere a rischio chi ne è affetto e dovesse consumare alimenti come fave e piselli.

Il favismo, spiega l’allergologo Mario Di Gioacchino dell’Università di Chieti, “è una particolare forma di intolleranza alimentare, dovuta ad un’anomalia genetica di alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi, che comporta un deficit di una particolare molecola, il glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Anticamente era nota come “malattia delle fave”, giacchè la loro ingestione (e di altri alimenti quali piselli, verbena ed alcuni farmaci) comporta un’inibizione dell’enzima con emolisi, ossia distruzione dei globuli rossi, ittero e conseguenze per tutto l’organismo”. Causa delle crisi di favismo sono i legumi in genere e farmaci quali analgesici, antipiretici, antimalarici, alcuni chemioterapici.

Il soggetto affetto da favismo manifesta ittero (colorazione giallo intensa della cute) dopo circa 24-48 ore dall’ingestione dell’alimento o farmaco responsabile. Talora i sintomi sono particolarmente gravi, con collasso cardiocircolatorio.

La malattia è ereditaria, con i maschi maggiormente colpiti rispetto al sesso femminile, e nel mondo colpisce circa 400 milioni di soggetti, soprattutto di razza africana, ma è presente anche nel bacino mediterraneo, Cina ed India. In Italia ne risulta affetto lo 0,4% della popolazione, è più diffuso nelle isole, con l’1%% della popolazione siciliana e il 14,3% della popolazione sarda colpito.

L’unica cura, conclude l’allergologo, “è la prevenzione: i soggetti affetti non devono mangiare legumi, in particolare fave e piselli, e vanno banditi gli analgesici, gli antipiretici, gli antimalarici, i sulfamidici ed alcuni antibiotici”.

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