Una primavera decisamente anomala, quella del 2019: prima un caldo quasi estivo e poi l’arrivo improvviso della pioggia. Per chi soffre di congiuntivite allergica da pollini, l’alternarsi repentino delle temperature può coincidere con l’inizio di un periodo difficile. Perché, se è vero che la pioggia ‘pulisce’, contribuisce però ad aumentare la diffusione di pollini nell’aria, anche a causa di un’aumentata ventosità. Come gestire quindi il problema? Secondo Gianenrico Senna, allergologo, e Pia Allegri, oftalmologo specialista in infiammazioni oculari, oggi la gestione delle allergie congiuntivali può rivelarsi più semplice grazie a un nuovo approccio a più livelli che tiene conto di 3 parole chiave: sintomatologia, infiammazione e idratazione.

Prima di tutto, è fondamentale riconoscere tempestivamente i sintomi delle congiuntiviti allergiche primaverili, come raccomanda Senna, allergologo e responsabile dell’Unità Operativa Dipartimentale presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: “Segnali evidenti di allergia sono senza subbio il prurito oculare e l’arrossamento, l’eccessiva lacrimazione, talvolta con secrezione mucosa, e la presenza di rinite, tanto che si parla di rinocongiuntivite allergica. Il problema, è particolarmente acuto nei bambini, in cui può manifestarsi spesso anche la comparsa di edema palpebrale”. 

“Poiché tali sintomatologie tendono a diventare croniche a causa dello stimolo allergico ripetuto, il trattamento più efficace prevede generalmente l’impiego di farmaci topici (in collirio) che contengano molecole con proprietà stabilizzanti, come il ketotifene: se i sintomi vengono individuati con prontezza, questo tipo di terapie permette di contrastare velocemente e con efficacia i fastidi provocati dalla reazione agli allergeni contenuti nei tipici pollini primaverili, per esempio delle Graminacee, della Parietaria, delle Betulacee, delle Oleacee e delle Cupressacee”.

“Pur manifestandosi in modo più lieve rispetto ad altre forme di congiuntivite come la cheratocongiuntivite Vernal (che colpisce prevalentemente bambini maschi tra i 6 e gli 8 anni) o la cherato-congiuntivite atopica (associata alla dermatite atopica) – aggiunge Allegri, Responsabile della Struttura Dipartimentale Infiammazioni Oculari dell’Ospedale di Rapallo (Ge) – anche la rino-congiuntivite allergica costituisce una malattia infiammatoria della superficie oculare e per questo motivo è utile agire a livello locale in modo più rapido possibile”. 

“E’ poi opportuno ricordare – prosegue Allegri – che l’utilizzo prolungato di colliri antiallergici può spesso provocare effetti dannosi a carico della superficie oculare, determinati dai conservanti contenuti nei colliri multidose, per prevenire la contaminazione batterica. Per questo il consiglio è di privilegiare i formati monouso o i dispositivi senza conservanti. Raccomando inoltre evitare diagnosi e terapia fai da te: è infatti importante affidarsi al consulto medico, se possibile combinato allergologo/oculista, per procedere ai test antiallergici al fine di individuare l’esatta forma di congiuntivite e il protocollo terapeutico più appropriato”.

Infine, fondamentale non trascurare il fattore idratazione. “Per evitare la secchezza oculare e mantenere l’idratazione del film lacrimale è utile associare alla terapia antistaminica sistemica o locale, l’utilizzo di lacrime artificiali o sostituti lacrimali, valide anche per allontanare l’allergene dalla superficie dell’occhio. Anche in questo caso – conclude – è importante che siano senza conservanti”.

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