Le indagini si sono avvalse anche di attività di intercettazioni telefoniche

Mario Caiazzo

Anche i preventivi di spesa erano richiesti dal primario Francesco Izzo alla moglie Giulia Di Capua. Attraverso telefonate captate dalle forze dell’ordine nell’ambito delle indagini sul presunto giro corruttivo al Pascale e che spesso partivano dall’ufficio del medico dell’ospedale napoletano. Ciò è riprova del fatto, secondo gli inquirenti, che se il camice bianco dovesse informarsi sui prezzi dei prodotti medicali o dovesse dare spiegazioni alla Struttura Complessa Gestione Beni e Servizi, si riferiva direttamente alla moglie senza invece contattare la ditta fornitrice di tali prodotti.
«Dando per scontato che la fornitura in argomento dovrà essere eseguita interponendo una delle società riconducibile a lui e alla moglie Giulia», sottolineano i magistrati. Durante una delle telefonate intercettate, Francesco Izzo chiama la consorte. Ha bisogno di sapere il «costo di ogni singolo kit, atteso che i dati indicati nella precedente richiesta sono apparsi errati». Giulia Di Capua allora gli risponde che dovrebbe trattarsi di un costo pari ad 85, vale a dire 85mila euro, quale valore complessivo del contratto di fornitura. Spiega pure al marito che gli darà conferma più tardi.
La conversazione avviene il 14 novembre del 2014. Nello stesso pomeriggio di quel giorno, il primario chiama ancora la moglie. Quest’ultima gli conferma che «il valore dell’intero contratto da indicare nella richiesta di fornitura ammonta a 85 (e cioè a 85mila euro)». Passa circa un’ora e questa volta è Di Capua a contattare Izzo. Gli riferisce che i prezzi presunti che lui ha indicato nella sua richiesta, sono «totalmente errati». Infatti precisa – annotano gli inquirenti – «che 85 (85mila euro, ndr) è il prezzo che la Hs Hospital (azienda fornitrice, ndr) applica per la fornitura richiesta alla società di Giulia Di Capua, mentre l’ospedale Pascale li paga 150 (e cioè 150mila euro)».