Mario Caiazzo

Grazie alle intercettazioni (ambientali e telefoniche) gli inquirenti hanno potuto apprendere numerosi particolari sul presunto giro corruttivo che sarebbe stato imbastito per l’utilizzo di macchinari medici all’ospedale Pascale. Fondamentali, in tal senso, sono le conversazioni avvenute tra il medico Francesco Izzo e sua moglie Giulia Di Capua. Entrambi risultano indagati, il processo è attualmente in corso. Il 29 gennaio del 2015, la guardia di finanza effettua un altro accesso presso il predetto nosocomio. Le fiamme gialle acquisiscono documentazione riguardante i rapporti intercorsi tra il Pascale e la Gi.Med. Srl. Quest’ultima azienda, da riscontri degli inquirenti, risulta gestita proprio da Giulia Di Capua e  «quindi, in tali rapporti – annotano i magistrati – si configura un conflitto di interessi». Izzo viene avvisato tempestivamente anche del secondo accesso della Finanza e per cercare di «schermare» suddetto conflitto, «i coniugi – intercettati in ambientale – parlano dei prodotti medicali che la Gi.Med Srl ha fornito al Pascale (in particolare del Surtron) ed affermano che in futuro faranno “passare” tutte le forniture alla Gdc Medicali Srl, in modo da eludere il palese conflitto di interessi». I coniugi Izzo (soprattutto il medico), intercettati mentre sono a bordo della vettura Toyota Yaris appaiono alquanto preoccupati della situazione. Izzo afferma: «Io se perdo il posto, vado in mezzo alla via». La moglie cerca di tranquillizzarlo: «E come lo perdi il posto (…) non l’ha perso quello in Friuli (riferendosi a una inchiesta avvenuta in Friuli Venezia Giulia, ndr) che ha fatto palesemente in commissione (…) tu non hai fatto ‘manc ‘o ca…’». Ma il marito risponde: «E qua, quando non fai niente che ti fottono».

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