I Lo Russo erano tra i più attivi nel piazzare dipendenti all’interno delle imprese di pulizia che servivano alcuni nosocomi partenopei. Avevano un uomo investito del delicato incarico, un soggetto che viene pure malmenato, perché a un certo punto, comincia a destinare ad altra cosca i posti riservati alla famiglia di Miano. L’ordinanza eseguita a giugno del 2016 si intreccia così con quella dello scorso novembre, la stessa che ha portato in arresto una quarantina di soggetti orbitanti attorno alla cosca dei «capitoni». Per l’inchiesta del 2016 erano state effettuate indagini per fare emergere le attività illecite che i Lo Russo avrebbero effettuato presso il Santobono di Napoli attraverso una ditta da loro controllata. Ma i particolari dell’affare sanità emergono anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ascoltato nell’ambito di un’altra indagine.

La Procura di Napoli

A parlare è Antonio De Simini, il verbale risale al luglio del 2017. «Il suocero di Luigi Mango, che ora ricordo, si chiama Antonio Festa, era il responsabile dei posti di lavoro sull’ospedale, nel senso che ci passava i posti di lavoro che noi vendevamo. Lo abbiamo picchiato dopo l’omicidio di Scognamiglio perché lui si era messo a fare il ruffiano con Scognamiglio nel senso che passava a lui i posti di lavoro invece di passarli» ai Lo Russo.

Antonio Festa, la persona malmenata, sarà tra i soggetti raggiunti dall’ordinanza eseguita a giugno del 2016 e incentrata proprio sugli interessi del clan di Miano nell’appalto sul servizio di pulizie al Santobono di Napoli.

La cosca, secondo gli inquirenti, nel corso degli anni si è specializzata in tale tipo di attività, tanto da strutturare una sorta di «collocamento parallelo», che, stando alle ipotesi investigative, potrebbe aver fornito personale nelle mense e nelle imprese di pulizia anche di altri nosocomi. Tutto ciò attraverso la compravendita fuorilegge di posti di lavoro.