Sono in carcere dallo scorso 6 marzo con l’accusa di omicidio della pittrice Renata Rapposelli. Padre e figlio protagonisti di una triste vicenda che solo pochi giorni fa ha visto la svolta nell’arresto del marito e del figlio della signora di Ancona. Sono molte le contraddizioni che sono emerse nel corso delle indagini. Simone aveva riferito che il 12 novembre il padre Giuseppe aveva assunto una quantità indefinita di farmaci mentre lui era al telefono, ma in realtà la telefonata in questione è avvenuta tra le 14.27 e le 14.33, mentre soltanto alle 14.38 il figlio esclama, probabilmente a beneficio delle cimici che sa di avere in casa, «che c… hai combinato pure tu!», lasciando intendere di avere scoperto che il padre aveva abusato di farmaci. Tra la telefonata terminata alle 14.33 e l’esclamazione delle 14.38 Simone è intercettato mentre sussurra al padre: «Sto aspettando che ti scenda la pressione».

Agli inquirenti Simone ha poi riferito di avere trovato il padre svenuto, invece le microspie piazzate a bordo dell’auto riprendono Santoleri figlio che parla tranquillamente col padre. Ad avvalorare l’ipotesi che i due indagati sapessero delle cimici in casa è il fatto che, in alcune occasioni, i due accendono o alzano il volume della televisione prima di bisbigliare poi tra di loro.

Nonostante questo, le intercettazioni riprendono alcuni stralci di conversazione, come quando, proprio quel 12 novembre, Giuseppe esclama: «Mo’ vado in galera io». Anche dopo le dimissioni, Simone cerca di fare certificare le gravi condizioni di salute del padre, con lo scopo, secondo il gip, «di preservarlo da un eventuale arresto».

Secondo il giudice, anche il modo di comunicare tra padre e figlio durante il ricovero del primo nella casa di cura Villa San Giuseppe di Ascoli: i due si scambiano ‘pizzini’, foglietti di carta che Simone distrugge ogni volta, senza sapere che nella struttura è stata piazzata una telecamera nascosta, che filma i gesti.

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